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Camaldoli 2025. La tavola rotonda sulla questione gender e la sfera pubblica inclusiva

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“Questione gender e sfera pubblica inclusiva” è stato il tema della tavola rotonda che questa mattina ha concluso i lavori della Settimana Teologica del Meic, che come di consueto si è svolta a Camaldoli.

A prendere parte al dibattito, oltre al presidente nazionale del Meic Luigi D’Andrea che ha poi tenuto anche le conclusioni finali dell’intera Settimana Teologica, in particolare la sociologa Franca Bimbi.

«E’ fondamentale partire dalla vita delle persone», ha subito spiegato Bimbi. «Certo – ha sottolineato – l’obiettivo è quello di includere, ma siamo in un panorama in cui la stessa definizione di natura da un punto di vista corporeo è cambiata nel tempo e quindi abbiamo sicuramente i due aspetti prevalenti anche nella rappresentazione dei corpi, il maschile e il femminile. Dunque viviamo una realtà dove maschile e femminile non si rappresentano più nei corpi secondo solo un sistema binario. All’interno ci sono molte differenze riconosciute della scienza ma soprattutto portate ormai nella vita quotidiana delle persone».

Secondo Bimbi «non si tratta di riconoscerle a priori ma di riconoscere invece che il corpo e la presentazione di sé, l’agire di sé non sono una cosa distinta, poiché il corpo non si riduce all’anatomia. Il corpo è anche frutto del modo con cui persino ci vestiamo, ci rappresentiamo secondo le classi sociali, non solo secondo il genere, la sessualità, secondo il colore della pelle e per secoli c’è stata una gerarchizzazione rispetto a questo. Sotto questo aspetto – ha precisato Bimbi – potrei dire, da sociologa e certo non da teologa, che un grandissimo cambiamento c’è stato con il cristianesimo che è la religione dell’incarnazione per eccellenza». Ha portato ad esempio l’Annunciazione di Simone Martini, «dove si vedere Maria che non ha detto ancora di sì. Maria ha un libro in mano, quindi è una donna che conosce la Scrittura e quindi ha fatto pesare, tra virgolette, il suo consenso. Riceve una grande offerta, riceve un dono ma dà un messaggio che in quanto donna ha il diritto di esprimere il consenso».

«Questo – secondo la sociologa – ha cambiato la storia mettendo in crisi non il patriarcato come violenza ma l’idea del patriarcato come rappresentazione del maschile che protegge tutto, assume tutto. Tutto ciò si attualizza oggi – ha spiegato – con i giovani e anche i non più giovani che chiedono il riconoscimento di identità diverse. Però – ha precisato Bimbi – dobbiamo uscire dalla logica della crociata e entrare nell’ottica di come educare i giovani a riconoscersi e come li includiamo sia nella Chiesa che nella società. Dunque – ha aggiunto – partendo proprio dalla vita quotidiana delle persone ci possiamo rendere conto, con l’esperienza, che le persone e le famiglie Lgbtqia+ vivono tante traversie e situazioni difficili e complicate, una parte delle quali costruite dalle nostre incomprensioni. È vero che si nasce da una donna e da un uomo ma innanzitutto la donna deve dire di sì, dopodiché dobbiamo ricordarci che i genitori hanno un ruolo fondamentale perché non non mettono solo al mondo i propri figli, ma anche definiscono il nome, il cognome, la cittadinanza in cui si nasce, la religione quindi questo insieme di corpo, mente, sentimenti, sessualità è un sistema sia fisico, sia conoscitivo, sia estetico e rispetto a questo l’inclusione è un percorso molto lungo, per la quale dobbiamo impegnarci quotidianamente, con equilibrio».