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Si è chiusa la Settimana Teologica 2025 a Camaldoli. Il bilancio del presidente D’Andrea

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Si è conclusa oggi – 29 agosto – la cinque giorni del Meic dedicata alla Settimana Teologica, sul tema “Maschio e Femmina li creò: il messaggio della Fede alla prova del gender”, che si è tenuta come sempre presso la Foresteria del Monastero di Camaldoli.

Una settimana ricca di iniziative, incontri, convegni, dibattiti e tavole rotonde che hanno svariato dai temi più teologici e spirituali a quelli più giuridici e filosofici. A tracciare le conclusioni dell’intera iniziativa è stato il presidente nazionale del Meic Luigi D’Andrea. Nelle sue conclusioni il presidente ha ringraziato tutti i partecipanti e gli ospiti relatori intervenuti nei cinque giorni di convegni e tavole rotonde.

«Mi pare che sia stata una bella settimana in amicizia, vissuta con grande serenità, durante la quale abbiamo discusso di temi complicati che toccano la vita delle persone e tutte le relazioni sono state ottime, tutte arricchite da contributi di alto livello, in particolare con argomentazioni esposte in maniera pacata e che hanno suscitato un dibattito vivace, forte, ricco, articolato, appassionato, ma sempre rispettoso di tutte le posizioni in campo», ha commentato il presidente D’Andrea.

Nelle sue conclusioni finali D’Andrea ha dunque sottolineato che proprio tale ricchezza e confronto sia una «cifra stilistica che va segnalata, perché non è sempre così nel dibattito politico e civile che spesso vediamo. In questa nostra Settimana abbiamo quindi dimostrato che in particolare su questi temi così delicati è necessario avere una grande sensibilità, una grande capacità di ascolto, comprendendo la complessità delle categorie implicate in tali discussioni, come appunto il sesso, il gender, l’identità, l’accoglienza». Secondo il presidente del Meic è inoltre necessario e fondamentale «non buttare via il grande patrimonio che ereditiamo da duemila anni di vita cristiana, di riflessione cristiana, di esperienza, di fede, con la capacità – allo stesso tempo – di ripensare profondamente questo patrimonio, di leggerlo alla luce delle domande dell’uomo e della donna di oggi. Dunque  – ha aggiunto D’Andrea – riuscire a contestualizzare il messaggio biblico in modo tale che parli agli uomini e alle donne di oggi e soprattutto alle giovani generazioni che mostrano una sensibilità e una prospettiva esistenziale e culturale che è diversa da quella che era propria delle generazioni che adesso si avviano alla vecchiaia».

L’appello finale del presidente del Meic è poi stato quello di «attrezzarsi per affrontare questi temi così complessi, per quali tutti noi – come comunità cristiani – siamo chiamati ad agire non solo nel lungo periodo ma anche con un respiro ampio, profondo, largo per accogliere qualsiasi tipo di esigenza».