“Il maschile e il femminile nella storia del pensiero psicoanalitico” è stato il tema dell’incontro di questo pomeriggio che si è svolto a Camaldoli, nell’ambito della Settimana Teologica del Meic.
A relazionare è stato il filosofo Giuseppe Savagnone, che ha innanzitutto posto l’accento sulla «teoria gender, anzi le teorie gender al plurale, perché proprio di teoria bisogna parlare – ha spiegato – malgrado le proteste di chi nega che ne esista una o addirittura molteplici». Secondo Savagnone, infatti, «proprio in queste teorie quello che è in gioco non è tanto la morale, ma è in gioco il modo di intendere la persona umana, perché le teorie del gender suppongono una filosofia per la quale si vorrebbero negare alcune leggi della natura che invece esistono eccome. Al contrario – ha specificato – io preferisco parlare di eccezioni, ma senza una connotazione negativa, di una regola. Ebbene queste eccezioni comunque rivelano pur sempre una identità umana che non deve essere mai compromessa, mentre il vero problema è che le teorie del gender purtroppo tendono a negare la regola stessa, cioè tendono a negare che esista una natura umana, tendono a negare che questa natura umana implichi un rapporto indispensabile tra la dimensione spirituale e quella corporea, tendono a negare quindi la dimensione della integralità della persona».
Da questo presupposto il professor Savagnone ha poi evidenziato «che non esiste una persona che non sia corporea come non esiste un corpo che non sia personale, e che quindi non possiamo mai ritenere del tutto indipendente la dimensione fisica come qualcosa di a se stante, che non ha rilievo per la nostra identità di genere. Il genere, inoltre, non è separabile dalla sessualità, anche se è vero che poi il rapporto può essere molto variegato rispetto a quello che normalmente e tradizionalmente si riteneva una sessualità umana» e bisogna quindi fare i conti con un giusto e corretto equilibro tra la regola e le eccezioni che ci possono essere, che dunque non sono negative o da rigettare a priori, ma da accogliere senza pregiudizi né da un estremo né dall’altro.


