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Camaldoli 2025. L’intervento di mons. Galantino su “identità e persona”

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“Identità e persona: tra complessità e semplificazione” è stato il tema del terzo incontro della giornata di oggi, svoltosi questo pomeriggio, all’interno dell’annuale Settimana Teologica del Meic, che si sta svolgendo come di consueto presso il Monastero di Camaldoli.

A relazionare è stato monsignor Nunzio Galantino, attuale presidente emerito dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolico e già professore ordinario di Antropologia filosofica della Facoltà teologica dell’Italia Meridionale. L’incontro si è inserito nel più ampio tema – dell’intera Settimana Teologica – che ha come focus “Maschio e Femmina li creò: il messaggio della Fede alla prova del gender”.

«Sto cercando di far capire – ha spiegato monsignor Galantino – che se non accettiamo, non accogliamo la logica della complessità e ci facciamo schiacciare dalla logica della semplificazione, noi purtroppo non potremo mai parlare seriamente del tema che abbiamo trattato oggi, “Maschio e femmina li creò, identità della persona tra complessità e semplificazione”. Assistiamo tutti quanti in questo momento a uno stile di vita, un modo di fare che è paragonabile a quello delle curve da stadio. Ormai ogni argomento che si affronta, e quindi anche quello di questa settimana teologica, purtroppo è soggetto a questa semplificazione: da una parte i favorevoli, dall’altra i contrari. Questo cosa significa? Significa non riuscire mai a capire veramente qual è il senso che deve avere nella nostra cultura, nelle nostre relazioni, l’accogliere le diverse realtà e le differenze. Significa rifiutare di ragionare sulle cose e quindi anche su questo tema così complicato e delicato».

Monsignor Nunzio Galantino ha inoltre invitato i presenti «ad accogliere la sfida della complessità. Una sfida che richiede umiltà, conoscenza, richiede anche una capacità di affacciarsi sulle ragioni dell’altro. Quindi anche il tema della identità personale, da qualsiasi punto di vista la si vede, è un tema che va affrontato accogliendo».

Con accoglienza il prelato ha inteso anche l’accoglienza «del tema stesso della complessità, che significa per esempio smetterla di pensare la natura come la pensava Aristotele, come una realtà fissa, come una realtà assolutamente intoccabile, in base alla quale noi decidiamo cos’è contro natura o cos’è invece naturale. Dimenticando che normalmente noi siamo portati a ritenere naturale ciò che più frequentemente notiamo, dimenticando che c’è anche dell’altro rispetto a quello che vediamo più abitualmente».

Concludendo, Galantino ha spiegato che «tutte le realtà diverse che ci circondano vanno viste con un atteggiamento dialogico, ma facendo attenzione, poiché “dialogo” non vuol dire ricerca a tutti i costi della convergenza, significa piuttosto capacità, voglia di affacciarsi anche sulle ragioni dell’altro. E l’altro può essere anche chi non entra nei cosiddetti “parametri” che finora siamo stati abituati a conoscere».