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A Firenze l’incontro su La Pira, Frassati e la politica

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Lo scorso 9 gennaio, giorno natale di Giorgio La Pira, si è tenuto nel Salone dei Dugento di Palazzo Vecchio – a Firenze – l’incontro «La Pira, Frassati e la politica», promosso dal Meic di Firenze, dalla Fondazione La Pira e dal Comune di Firenze.

Il colloquio è stato moderato dallo scrittore fiorentino Stefano Zecchi. Enzo Cacioli, presidente del Meic di Firenze ha riassunto gli scopi e le adesioni all’iniziativa.

I saluti istituzionali che sono seguiti hanno visto invece intervenire nell’ordine: Cosimo Guccione, presidente del Consiglio comunale, l’arcivescovo di Firenze mons. Gherardo Gambelli e – a nome della sindaca, Sara Funaro – l’assessore della città metropolitana, Massimo Fratini.

Il cuore dell’intervento della professoressa Patrizia Giunti, presidente della Fondazione G. La Pira, ha riguardato la dignità umana e quanto questa stesse a cuore al professore e “sindaco santo”. Ricordando l’assunzione da parte di La Pira nel 1944 dell’incarico di presidente dell’Ente Comunale d’Assistenza, incaricato di distribuire gli aiuti pontifici ai poveri e ai colpiti dal conflitto mondiale ancora in corso, Patrizia Giunti legge le parole stesse di La Pira che in lettera scrive della nascita, dieci anni prima, della Messa del povero a San Procolo, ispirato proprio da Pier Giorgio Frassati. La Messa di San Procolo diventa simbolo della carità che si fa politica, attenzione diversa alla dignità umana, possibilità per i cristiani di collaborare alla ricostruzione sociale e religiosa della città. La politica per La Pira non è «una cosa brutta» ma servizio vero e genuino, totalizzante, alla comunità.

La dignità umana, radicata nel mistero dell’Incarnazione e maturata nel contatto diretto con i poveri, diventa fondamento della ricostruzione sociale e della pace. Pertanto base di riflessione per il La Pira eletto padre costituente. Di notevole importanza, soprattutto per i continui riferimenti nella prima parte, quella riguardante i diritti fondamentali dei cittadini, della nostra Carta Costituzionale, cui ben si sa quanto il Professore abbia contribuito nella stesura.

La Pira risuona nel recente magistero di Francesco e Leone XIV, con l’invito pressante a recuperare la dignità umana come «pietra d’angolo» da cui affrontare le crisi attuali: dalle distruzioni della guerra e il «disfarsi» delle Nazioni Unite, alla riduzione dell’uomo a «puro oggetto di consumo edonistico», alla compressione di libertà e autonomia, con l’individuo ridotto a «semplice dato telematico» o oggetto di «osservazione algoritmica e di predeterminazione consumistica».

Ernesto Preziosi, presidente del Centro studi storici e sociali e già parlamentare, ha analizzato le similitudini tra le vite di La Pira e Frassati, pur non coetanei e connotati da esperienze in gran parte diverse. Condividevano certamente una fede cristiana integralmente vissuta tradotta in un impegno sociale e politico che si manifestava nella carità verso gli strati più svantaggiati delle città d’appartenenza. La Pira e il giovane torinese erano radicali quanto a scelta per la Fonte di fede viva, per Cristo amato concretamente nel povero.

Erano entrambi connotati da una lettura attenta del momento storico; per loro solo la carità divenuta intensa azione politica sarebbe stata capace di rimuovere le cause più antiche, apparentemente per questo inamovibili, della povertà. L’on. Preziosi ha infine riflettuto sul percorso politico concreto dei due giovani La Pira e Frassati. Il primo nella Democrazia Cristiana uscita dalle ceneri della Guerra, il secondo nel Partito Popolare che si avviava alla persecuzione e all’estinzione per mano del regime fascista. Percorsi diversi ma entrambi incentrati su uno sviluppo giusto ed integrale della persona e della comunità umane.

Lo storico Luca Rolandi ha parlato poi di quanto lega Torino e Firenze attraverso le figure di Pier Giorgio Frassati e Giorgio La Pira, a livello spirituale e politico. Concentrandosi in particolare sulla vita del giovane torinese, sul quale ha curato recentemente un volume di grande successo, edito per l’editrice Studium.

Infine numerosi gli interventi dal pubblico che hanno fatto seguito alle relazioni principali. Di particolare interesse quello dei giovanissimi Tommaso Manzini, vicesindaco di Fiesole, e Alessandro Caccavale già presidente diocesano fiorentino e Incaricato regionale della FUCI. Da segnalarsi infatti la grande ed emozionata partecipazione di numerosi giovani. Segno di quanto il “Professore” e il santo ragazzo torinese non siano figure aliene e lontane ma ancora in grado di parlare al cuore di chi è nato nel XXI secolo. “Cor ad cor loquitur”, come leggiamo nel motto del cardinale Newman, recentemente proclamato dottore della Chiesa e anch’egli figura fondamentale che viene sempre più riscoperta dai giovani cattolici.

di Gaetano Mercuri