A Camaldoli il convegno storico sulle donne cattoliche: dalla Resistenza alla Costituzione
Si è tenuto questa mattina, presso la Foresteria del Monastero di Camaldoli – dove è in corso la settimana teologica del Meic – il convegno storico promosso dalla Fondazione Camaldoli Cultura. Quest’anno il tema è stato “Le donne cattoliche dalla Resistenza alla Costituzione: la partecipazione femminile alla costruzione della democrazia italiana”, e si è svolto con il patrocinio dell’ANPC (Associazione Nazionale Partigiani Cristiani) e in collaborazione con l’Istituto per la storia dell’Azione cattolica, con il Movimento cattolico in Italia Paolo VI e con l’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea.
A presiedere il dibattito Silvia Costa, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Cristiani, mentre l’introduzione è stata a cura di Tiziano Torresi, dell’Università Pegaso. Ad intervenire, invece: Flavia Piccoli Nardelli, presidente dell’Associazione delle Istituzioni di Cultura Italiane; Marialuisa Lucia Sergio, dell’Università degli Studi di Roma Tre; Grazia Loparco, della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium e Francesca Cavarocchi, dell’Università degli Studi di Firenze.

Flavia Piccoli Nardelli è intervenuta sul tema degli “Archivi femminili: fonti di una grande storia”. «Nella mia vita mi sono sempre occupata di archivi e ricerca storica e ho toccato con mano l’estrema potenzialità, ma anche la scarsità in termini quantitativi, delle fonti che ci parlano delle donne (e in particolare di quelle cattoliche) nella Resistenza», ha spiegato Nardelli. «Parliamo quindi di Archivi di Stato, archivi personali, ma senza il materiale che è negli archivi e nelle biblioteche degli istituti culturali davvero diventa difficile ricostruire la storia del Novecento. Inoltre in questo caso parliamo di un tema molto delicato e molto particolare che è quello delle fonti della storia femminile legata alla resistenza e legata al periodo fra il ‘43 e il ‘46 e poi il ‘46 e il ‘48. Cioè quello che ha dato origine alla storia della democrazia in questo paese. Le fonti – ha spiegato Nardelli – sono scarse per vari motivi e il nostro compito è quello di cercare di capire perché oggi, in questo momento, diventa particolarmente importante concentrarci tutti in un tentativo di raccolta di quello che ancora non c’è. La digitalizzazione sta avanzando e cambiando il quadro di riferimento, credo sia importante esserci, farsi trovare pronti per studiare, reperire fonti, informazioni e storie».
La professoressa Marialuisa Lucia Sergio ha poi relazionato su “Donne e famiglia dalla guerra alla Costituente: l’impegno per la rinascita democratica dell’Italia”. Sicuramente – ha sottolineato – è fondamentale il riconoscimento del ruolo delle donne nella resistenza, nella lotta partigiana e nel processo che ha portato all’Assemblea Costituente e alla stesura della nostra Carta dei Diritti Fondamentali. Le donne, in questa storia, sembrano portare avanti il tema della famiglia liberandolo dall’eredità del fascismo che aveva strumentalizzato il tema della famiglia con politiche pronataliste che in realtà erano intrusive della libertà della famiglia e della persona umana.

Quindi – ha aggiunto Sergio – proprio le donne sembrano ricostruire questo tema partendo dal Magistero però anche rinnovandolo, anche grazie al Codice di Camaldoli che aveva dedicato un paragrafo alla famiglia, innovativo rispetto a quel tempo. Nella Carta Costituzionale, infatti, ritroviamo le grandi battaglie femminili delle partigiane cattoliche come Angela Guidi Cingolari e Maria Federici, quindi il tema della tutela del lavoro, anche della dignità della donna lavoratrice e i diritti della famiglia. La famiglia, dunque, è l’ambito naturale nel quale si sviluppa la persona che ha diritti anteriori all’intervento dello Stato. Di conseguenza il grande insegnamento è quello della famiglia come società naturale nella quale la persona si sviluppa e tutela i suoi diritti anche nei confronti dello Stato.
A seguire suor Grazia Loparco ha parlato ai presenti del contributo delle “religiose nella Resistenza”. «Innanzitutto – ha raccontato suor Loparco ai presenti – per me è stato interessante scoprire la presenza attiva delle suore durante la resistenza. Una presenza incentrata soprattutto sulla dignità di ogni persona e quindi un’azione intensa da parte di diverse religiose, di tanti istituti in tante regioni, soprattutto del centro e nord Italia, collegate dal desiderio di difendere la persona umana a prescindere dalle sue idee, dalle sue condizioni o stato di vita». La religiosa ha inoltre sottolineato come le suore – a quel tempo – abbiano contribuito alla difesa della Patria «anche disobbedendo a delle leggi inique. Per me la scoperta più grande – ha raccontato – è stata quella di vedere come non si sia trattato soltanto di nascondere clandestini, partigiani, feriti nelle proprie case, ma anche operare negli ospedali e nelle carceri in un modo molto rischioso e ancora più sorprendente per me è stata la scoperta di suore che hanno collaborato attivamente con i partigiani anche sul campo e alcune di queste, circa una ventina, hanno ricevuto dei riconoscimenti civili. Poi – ha aggiunto – ci sono almeno altre 30 suore che hanno ricevuto il titolo di Giusti tra le nazioni. Quindi – ha specificato suor Loparco – dalle mie ricerche è emersa una figura di suore assolutamente inserita nel contesto sociale e politico, ma soprattutto sociale, quindi è stata un’azione direi “prepolitica” motivata dalla carità cristiana che non fa differenze, motivata da una fede che ha portato queste suore ad impegnarsi e a rischiare in prima linea». Infine, la religiosa ha spiegato ai presenti come «il fatto che questa attività si sia concretizzata in tanti istituti diffusi in molti territori ci fa capire che non si è trattato di casi scuradici, ma realmente di un coinvolgimento che ha interessato tantissime religiose e intere comunità».

Infine Francesca Cavarocchi è intervenuta sulle “donne e la loro partecipazione alla guerra partigiana”. «Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rivalutazione di questa questione, di questo tema con tante ricerche, specie locali, e biografie. Credo che sia importante – ha spiegato Cavarocchi – da una parte cercare di analizzare meglio che cosa ha significato questa partecipazione, che cosa hanno fatto le donne durante la resistenza, ovviamente in stretto contatto con gli uomini. La resistenza delle donne non è una nicchia, è qualcosa che si inserisce all’interno di quadri più ampi e di un universo che è plurale. La resistenza è un fenomeno plurale, pluralista, con modalità operative, culture, politiche che sono diverse. Dall’altra parte – ha aggiunto la docente – credo sia molto importante continuare a lavorare, ad esempio, sulle biografie. Noi conosciamo varie figure del cattolicesimo politico, donne che si impegnarono nella resistenza, e lo sforzo che credo si debba fare è quello di lavorare anche nella dimensione locale e ricostruire ancora tanti percorsi di vita e di impegno che in qualche modo sono stati sommersi, di cui purtroppo non ricordiamo più l’importanza e il significato. Quindi credo che uno sforzo importante per il futuro – ha concluso – sarà quello di recuperare tante altre storie».


