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Camaldoli 2025. Identità sessuale e antropologia cristiana

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“Identità sessuale e antropologia cristiana” è stato il tema dell’incontro mattutino della giornata di oggi, svoltosi nel contesto dell’annuale Settimana Teologica del Meic, che si sta svolgendo come di consueto presso il Monastero di Camaldoli.

A relazionare è stato Aristide Fumagalli, docente ordinario di Teologia morale della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale. L’incontro si è inserito nel più ampio tema – dell’intera Settimana Teologica – che ha come focus “Maschio e Femmina li creò: il messaggio della Fede alla prova del gender”.

Per quanto riguarda l’identità sessuale, per Fumagalli l’aspetto più importante che è merso è stata sicuramente «la complessità: quante variabili intervengono a definirla, questo è un dato di per sé nuovo rispetto al passato che riferiva l’identità sessuale sostanzialmente al sesso biologico». E poi per quanto riguarda l’antropologia cristiana ha messo in luce «come decisivo sia il tipo di relazione che il cristianesimo invita a vivere tra gli umani. Questa qualità della relazione, l’amore secondo Cristo, è ciò che permette anche a ciascuno di scoprire meglio quale sia la propria identità in rapporto agli altri».

«La fede cristiana – ha aggiunto Fumagalli – è l’affidarsi e l’affidare la propria vicenda di vita a Cristo. L’entrare in comunicazione con l’umanità di Cristo permette di illuminare quali sono anche le vicende dell’umanità. Ecco in questo senso – ha spiegato – la fede non è qualcosa di alieno, ma qualcosa che può aiutare a meglio comprendere quali sia la complessità della vicenda umana. Inoltre – ha proseguito – tra le migliori definizioni della fede vi è quella di un famoso teologo, Von Balthasar, che diceva: “bisogna lasciar libero l’amore”. Bisogna quindi non partire dal presupposto che tramite la Fede ci si divide in credenti e non credenti, piuttosto dal presupposto che la cosa più importante è l’amore, cioè il tipo di relazione che è possibile instaurare tra gli uomini».

Fumagalli ha infine chiarito che è normale che molti motivano l’amore e il relazionarsi agli altri «in riferimento a Dio, mentre qualcun altro lo fa in riferimento ad altre entità o categorie, ma ciò che davvero alla fine permette la comunicazione tra gli umani è la qualità della relazione che riescono a stabilire tra loro e questa qualità trova nel cristianesimo un interessante spunto».

https://youtu.be/eJxpAVhEa2Y