«Il nostro è il tempo della fragilità, anche di chi governa. La voce del messaggio del Papa ne è conferma». Così ha iniziato il proprio intervento monsignor Pino Lorizio – assistente ecclesiastico del Meic – che ha preso parte questa mattina all’evento “Il Cristianesimo del Futuro: speranze e prospettive”, organizzato dal Meic Potenza nella stessa città della Basilicata. La presenza di Lorizio è poi proseguita nel pomeriggio con il secondo incontro dal titolo “Il riscatto dell’umano: tra questione del gender e nuove tecnologie”.

«Noi – ha spiegato Lorizio – dobbiamo abitare la fragilità, consapevoli che il nostro destino è anche nell’Aldilà». L’assistente nazionale del Meic, rientrato in Basilicata dopo esserci stato l’ultima volta per portare aiuti dopo il terremoto dell’’80, ha invitato a preoccuparsi più del futuro della fede che del futuro della Chiesa. «La Chiesa – ha aggiunto – ha bisogno di una cura dimagrante, in rapporto con un tempo e una società non più polare, binaria, ma complessa. Intanto il cristianesimo deve immaginarsi come plurale, come era alle origini, capace di dialogo con gli altri cristianesimi, le altre fedi monoteiste, le altre religioni».
Secondo Lorizio, inoltre, «il crisianesimo sarà anche radicale, nel senso etimologico di vicino alle origini, alle radici, che non devono essere vantate, ma devono dare slancio, portare la fede. I cristiani devono tornare al Kerygma, essere essenziali, annunciare non solo il fatto storico dell’avvento di Cristo, ma il fatto metastorico della Resurrezione. Inoltre – ha concluso Lorizio – il cristianesimo deve essere nel Kairos, in rapporto col nostro tempo: si deve ripensare al rapporto della Chiesa con i propri beni, con le donne, poiché ogni voce critica deve portare il cristiano a purificare la propria fede».
Resoconto a cura di Maria Teresa Gino

RIVEDI QUI DI SEGUITO IL PRIMO INTERVENTO DI MONS. LORIZIO
RIVEDI QUI DI SEGUITO IL SECONDO INTERVENTO DI MONS. LORIZIO



