L’assistente ecclesiastico del Meic, monsignor Giuseppe Lorizio, ha affidato alle pagine di Avvenire – lo scorso 20 dicembre 2024 (leggi qui articolo integrale) – una sua riflessione dal tema “L’esilio dei maestri e dei discepoli”. Una riflessione incentrata su due saggi: “Senza eredi” di Marcello Veneziani (Marsilio) e “Woke. I nuovi bigotti. Il politicamente corretto come religione laica” di Alessandro Chetta (Aras)
Entrambe le opere, come rileva monsignor Lorizio, mettono in luce la crisi odierna dei “veri maestri”, in un contesto culturale dominato dal “politicamente corretto” e dalla cosiddetta “cancel culture”.
Monsignor Lorizio, nell’articolo pubblicato su Avvenire, riassume innanzitutto la tesi di Veneziani: la scomparsa di maestri ed eredi sarebbe causata dalla rottura del “filo d’oro chiamato cultura”. L’autore, però, nota anche che il successo mediatico del libro stesso dimostra come persista un interesse vivo per la trasmissione del sapere. Parallelamente, i concetti espressi da Chetta su un nuovo “bigottismo laico” (woke) confermano, a detta di Lorizio, la diffusione di un’“incultura” che fa prevalere il “nanismo smemorato”, rimuovendo sistematicamente i riferimenti del passato.
L’analisi di Lorizio sottolinea, infine, che la crisi della trasmissione del sapere investe anche l’Università, spesso burocratizzata e incapace di mantenere la relazione maestro-discepolo. Tuttavia, Lorizio osserva come permangano alcune realtà accademiche in cui la funzione magistrale non è andata del tutto perduta. Emblematico il caso di papa Benedetto XVI, indicato come un vero “maestro” che, pur fra mille difficoltà, ha lasciato un’eredità feconda. L’auspicio finale è un rinnovamento filosofico e teologico, capace di ridare slancio a quella “relazione verticale e circolare” che sta alla base di ogni autentica cultura.



