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Il bilancio finale del presidente D’Andrea sulla Settimana Teologica di Camaldoli 2026

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Si è conclusa stamattina al Monastero di Camaldoli la Settimana Teologica del MEIC, che dal 17 al 21 agosto ha affrontato il tema “Alle frontiere dell’umano. Naturale e artificiale”. A tracciare il bilancio dei lavori è stato il presidente nazionale del Movimento, Luigi D’Andrea, che ha inquadrato l’appuntamento all’interno di un percorso triennale che il MEIC dedica alla questione antropologica.

«Questa settimana è stata la seconda di un triennio dedicato in generale dal MEIC alla questione antropologica», ha affermato D’Andrea, ricordando che lo scorso anno il Movimento si era confrontato con la questione del gender, richiamando il principio secondo cui «maschio e femmina li creò», e rilevando come quella riflessione avesse permesso di constatare «come appunto la questione dell’identità umana interroga la dimensione della sessualità».

Quest’anno, ha spiegato il presidente, il percorso si è concentrato su un diverso aspetto della natura umana, quello legato alla capacità dell’uomo, in quanto immagine e somiglianza di Dio, di esprimersi «attraverso l’intelligenza della realtà, la sua trasformazione, la generazione di realtà nuove attraverso la tecnica, attraverso il progresso scientifico, l’avanzamento tecnologico», fattori che «hanno portato a risultati che fino ad alcuni anni fa sembravano impensabili».

D’Andrea ha quindi richiamato alcuni degli ambiti in cui questa trasformazione si manifesta con particolare evidenza, invitando a riflettere sulla possibilità, resa oggi concreta dalla tecnica, «di introdursi nel mondo della procreazione, di incidere in maniera così significativa sul processo di chiusura della vita o di inventare forme che in qualche modo imitano, replicano, surrogano l’intelligenza umana», una facoltà che «sembrava una delle prerogative che potesse appartenere alla natura umana e solo alla natura umana».

È in questo contesto, ha proseguito il presidente del MEIC, che si colloca il senso del titolo scelto per la Settimana Teologica 2026: «Ci stiamo interrogando appunto alle frontiere dell’umano, cioè ci stiamo interrogando su questo rapporto così complesso, che può essere così fecondo, ma che rega però in sé tanti pericoli, come ci ha ricordato anche il Papa nella Magnifica Humanitas». Un rapporto, quello tra naturale e artificiale, che secondo D’Andrea conduce «alle frontiere dell’umano, ai confini della vita, all’inizio e alla conclusione e al cuore della dignità umana, cioè alla sua facoltà di conoscere», oggi replicata dall’intelligenza artificiale.

Su questo punto D’Andrea ha posto l’accento su una delle criticità emerse nel corso della Settimana Teologica, quella legata alla concentrazione del potere tecnologico. L’intelligenza artificiale, ha osservato, si trova «oggi nelle mani di pochissimi soggetti che hanno un potere immenso, superiore a tanti stati», una condizione che «porta in sé il problema di come governare e orientare al bene comune questo enorme potere nelle mani di pochi privati».

Nel tirare le fila dei lavori, il presidente nazionale del MEIC ha indicato quale sia, a suo avviso, l’eredità che il Movimento porta con sé da questa edizione della Settimana Teologica: «Io credo che il MEIC da questa settimana teologica appena conclusa si porti la consapevolezza che siamo in confronto con sfide molto alte, molto esigenti, in cui c’è in gioco molto bene possibile ma purtroppo anche molto male minacciato e che si può profilare davanti a noi».

Da questa consapevolezza, ha concluso D’Andrea, discende il compito che il MEIC è chiamato ad assumere: «e quindi il nostro sforzo non può che essere, come movimento ecclesiale di impegno culturale, al servizio della Chiesa e della comunità civile, non può che essere quello di capire, di esercitare il ministero dell’intelligenza, della comprensione, di elaborare con le chiavi che la cultura mette nelle nostre mani, la nostra tradizione consegna a noi di elaborare i dati che la realtà sottopone a noi, che abbiamo cercato di capire e poi di sforzarci di immaginare delle stadie attraverso le quali le novità che la tecnica e la scienza riescono a immaginare e a porre in essere vengano poste davvero al servizio della dignità di ogni uomo e di tutti gli uomini».

Con queste parole si è dunque chiusa la Settimana Teologica di Camaldoli 2026, che ha visto il MEIC riunito, come ogni anno, presso il Monastero di Camaldoli per cinque giornate di lavori dedicate al rapporto tra naturale e artificiale e alle sue implicazioni per la riflessione antropologica ed ecclesiale.