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Camaldoli 2026. Il teologo don Giovanni Russo sul fine-vita

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È entrata nel vivo, con l’intervento del prof. Giovanni Russo, teologo presso l’Istituto Teologico San Tommaso di Messina, la prima giornata della Settimana Teologica di Camaldoli 2026, in programma dal 17 al 21 agosto e dedicata quest’anno al tema “Alle frontiere dell’umano. Naturale e artificiale”. Nel pomeriggio odierno Russo ha tenuto una relazione dal titolo “Fine vita tra naturale e artificiale: continuità o sconnessione?”.

Il teologo ha invitato a leggere il rapporto tra artificiale e naturale «in modo dialogico», precisando che le due realtà «non vanno visti in modo, diciamo, antitetico o dialettico», perché, ha spiegato, possono «certamente contribuire a fare luce su una tematica estremamente delicata». Su questo terreno, ha osservato Russo, i credenti sono chiamati, al fine vita, «a dialogare con una società che ha prospettive diverse», con l’intento di «essere segni profetici di quello che è il Messaggio di Cristo».

Russo ha quindi richiamato il patrimonio a cui la riflessione ecclesiale attinge in questo ambito: «Raccogliamo, quando la Chiesa custodisce di questi valori nella sua tradizione da sempre, passate sulla Divina Rivelazione, e anche i dati del Magistero, in particolare del dopo-Concilio, della tradizione e i documenti e i documenti più recenti dei Pontefici e delle congregazioni dei di Castelli della Santa Sede, che offrono una luce straordinaria proprio per poter dialogare in questo ambito». Un patrimonio che, ha precisato il teologo, si apre anche al confronto con chi vive prospettive diverse, «non in una prospettiva di sincretismo, ma di sincero dialogo».

Quanto alla metodologia di lavoro, Russo ha indicato nella sinodalità la chiave del proprio approccio: «la nostra metodologia nel seminare vuole essere una metodologia di sinodalità», volta a «costruire ponti» e a «svolgere un servizio, in modo particolare per i soggetti più vulnerabili, per coloro come gli anziani o i malati, quanti soffrono di malattie segnate da un profondo dolore e che chiedono in questo ambito luce e, diciamo, più chiarezza su quelli che sono gli insegnamenti del Vangelo».

Alla domanda su come, concretamente, sia possibile sviluppare il dialogo su un tema come il fine vita, spesso segnato più da logiche di scontro che di confronto il teologo ha risposto: «Mi viene in mente una domanda, siccome lei ha parlato appunto di un approccio dialogico, sappiamo che però purtroppo spesso questi temi, come appunto il fine vita, si vedono degli approcci invece di scontro. Come si può invece appunto sviluppare sempre di più il dialogo?». Russo ha inoltre richiamato la questione del linguaggio: «Noi vogliamo costruire una cultura diversa che è fatta anzitutto dal nostro linguaggio. Il nostro linguaggio non è solo una questione di parole, è una questione di vicinanza e di persone. Per coloro che la pensano diversamente da noi, noi vogliamo dialogare in un modo amichevole, ascoltarli sinceramente, anche perché il Vangelo ci insegna ad essere sempre aperti».

Il teologo ha concluso insistendo sulla necessità di una presenza discreta ma non assente accanto a chi si interroga su queste domande: «Non potremmo dire niente di significativo se non stessimo realmente accanto alla drammaticità delle domande che si pongono in una logica diversa. Noi vogliamo esserci con discrezione, dire la nostra, ma vogliamo anche illuminare quanti nelle nostre comunità parrocchiali o nei nostri movimenti ecclesiali chiedono aiuto, chiedono maggiore comprensione. Non diamo per scontato che anche all’interno delle nostre comunità ecclesiali tutti siano ben formati in questo ambito e chiedono realmente di comprendere quale è l’insegnamento della fede, l’insegnamento della Chiesa».