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Camaldoli 2026. L’introduzione alla Settimana Teologica di padre Faggioni

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Si è aperta ieri sera, al Monastero di Camaldoli, la Settimana Teologica del MEIC, in programma dal 17 al 21 agosto 2026 e dedicata quest’anno al tema «Alle frontiere dell’umano. Naturale e artificiale». Ad introdurre i lavori è stato padre Maurizio Faggioni, assistente ecclesiastico nazionale del MEIC, che ha inquadrato l’appuntamento all’interno del più ampio percorso di formazione culturale e teologica avviato dall’associazione per il triennio 2025-2028, dedicato al tema della transizione antropologica.

Padre Faggioni ha spiegato che «il triennio 2025-2028 di formazione culturale, soprattutto teologica del MEIC, è scandito da tre grandi arcate che hanno come tema fondamentale la cosiddetta transizione antropologica», sottolineando come «la visione dell’uomo, della nostra cultura, diciamo occidentale, è profondamente mutata e sta mutando profondamente». Per questo, ha proseguito, «abbiamo voluto prendere in esame, in ognuno dei tre anni di questa settimana teologica, aspetti che abbiamo ritenuto più significativi per approfondire il tema della transizione antropologica in vista di un confronto, di un dialogo con la cultura del nostro tempo per una presenza incisiva e testimoniante».

Ripercorrendo il cammino del triennio, l’assistente ecclesiastico nazionale del MEIC ha ricordato che «l’anno scorso abbiamo preso come tema il gender, l’ideologia del gender, l’antropologia del gender in confronto con l’antropologia cristiana con un intento dialogico fondamentalmente, cioè ascoltare le ragioni del gender, assumerne le istanze più feconde e operare un confronto dialogico con questa antropologia che sta condizionando, influenzando in un modo determinante gli aspetti legislativi e sociali delle culture occidentali e di conseguenza anche sta estendendo ad altre culture non occidentali, quelle africane per esempio, dove il gender sta creato, però si difficolta dal punto di vista del confronto culturale». Guardando invece al prossimo anno, ha anticipato che «prossimo anno affronteremo il tema del rapporto tra individuo e società, laddove l’individualismo, il desiderio di autonomia della persona si incontra e si scontra con la dimensione sociale dell’essere umano, col bisogno di socialità».

Quanto all’edizione in corso, padre Faggioni ha precisato che «quest’anno abbiamo dedicato la settimana filosofico-teologica fondamentalmente a natura-artificio, naturale-artificiale», ricordando che «sono stati chiamati filosofi, sociologi, teologi, bioeticisti per illustrare questa tematica così complessa che nel nostro tempo sta assumendo dei contorni di grande attualità, anche inquietanti e entusiasmanti insieme».

Nel suo intervento, padre Faggioni ha osservato come «la tecnica, l’artificiale e ciò che è prodotto dall’ingegno umano si compenetra intimamente e sempre più la realtà naturale in senso biologico dell’uomo, così che stiamo avviando ad una realtà che è ibrida». Un’espressione, ha spiegato, «si trova in Magnifico Manitas di Papa Leone, un uomo ibrido», che descrive «una realtà umana nella quale la centralità dell’uomo, lo sono il antropocentrismo classico, è sostituita da una lettura più fluida del rapporto dell’uomo con i suoi artefatti, dell’uomo con ciò che non è umano».

Illustrando i temi che scandiranno i lavori della settimana, padre Faggioni ha annunciato che «affronteremo vari temi, in particolare il rapporto tra l’intelligenza artificiale e l’intelligenza umana, quello che è l’influsso della tecnica e dei medico-scientifici nel fine vita». A questo si aggiungerà, ha detto, il tema «in particolare della maternità surrogata, o maternità per altri, che ci sembra una espressione tipica di questo incontro tra ciò che è umanamente naturale e ciò che è umanamente artificiale», precisando che si tratta di qualcosa di «umanamente artificiale perché è l’uomo che crea il suo stesso artificio».

Questi contributi, ha aggiunto, si inseriscono in «uno sfondo una cornice che tratterà in generale il tema di questo dipolo naturale e artificiale». Concludendo la sua introduzione, padre Faggioni ha indicato l’orizzonte a cui guarda il MEIC in questo percorso: «ci aspettiamo da queste settimane, da questo percorso, un rinnovato impegno culturale del MEIC, una capacità di più profonda incisività nel dialogo culturale contemporaneo e un ascolto attento di quelli che sono gli apporti più fecondi e a volte, come dicevo prima, inquietanti della nostra cultura».