Si è svolto questa mattina, nel corso della seconda giornata della Settimana Teologica di Camaldoli 2026, in programma dal 17 al 21 agosto, l’intervento di don Nicola Rotundo, docente di Etica armonica all’Università Europea di Roma, dedicato al tema «L’etica tra intelligenza artificiale e intelligenza umana». La riflessione si inserisce nel percorso generale dell’edizione di quest’anno, intitolata «Alle frontiere dell’umano. Naturale e artificiale».
Come ha spiegato lo stesso don Rotundo, la sua riflessione ha preso le mosse dalla natura stessa dell’essere umano, definito come un soggetto costitutivamente orientato alla ricerca e all’innovazione. «Il tema dell’intelligenza artificiale oggi è assai diventato interessante sotto tanti aspetti», ha affermato, ricordando come «l’uomo per sua natura è un ricercatore, un innovatore». Un percorso, questo, che secondo il docente affonda le radici nella storia più remota dell’umanità: «Pensiamo, sin dall’epoca della invenzione della ruota, ha cercato di rendere un mondo migliore e ha innovato, ha rinnovato ciò che anche la natura offriva».
Proprio l’esempio della ruota è stato utilizzato da don Rotundo per introdurre il tema dell’intelligenza artificiale come ultima tappa di questo processo di trasformazione: «La pietra è stata scolpita tale da essere poi strumento e diventato motivo di veicolo e spostamento con la ruota. L’intelligenza artificiale è appunto una nuova invenzione dell’uomo e tutto ciò che l’uomo però inventa, produce, deve essere sempre mantenuto sotto il suo governo perché nella fase di invenzione, sviluppo e innovazione di queste nuove tecnologie bisogna sempre tenere presente il tema dell’antropologia». Da qui l’interrogativo posto al centro della riflessione: «Che cosa serve questa invenzione? A che giova l’uomo? Che benefici ne trae?». Un criterio che, ha precisato, vale anche per l’intelligenza artificiale: «Se utilizzata per il bene, produce bene».
Don Rotundo ha quindi richiamato la natura strumentale dell’intelligenza artificiale, sottolineando come questa prospettiva sia stata ribadita anche dal magistero: «È uno strumento, non lo dimentichiamo. Magnifica Humanitas ha insegnato anche questo. I pontefici precedenti hanno anche dato questa curvatura dell’attenzione antropologica». Il docente ha poi indicato nel dialogo tra i diversi saperi la via da percorrere affinché lo sviluppo tecnologico resti al servizio della persona: «Io credo fermamente che i vari saperi, quello teologico, quello dell’etica, ma anche i vari saperi empirici, possono entrare in dialogo affinché la tecnologia sia sempre a favore dell’uomo e mai contro essa». Sul piano tecnico, don Rotundo ha offerto una definizione essenziale del funzionamento dell’intelligenza artificiale: «Quando si crea una nuova tecnologia, l’intelligenza artificiale, non è nient’altro che, mi si perdoni la riduzione, un codice e un calcolo probabilistico».
A partire da questa definizione, il sacerdote ha poi spostato l’attenzione dal piano degli algoritmi a quello della formazione delle persone che li progettano: «Il problema sta non tanto nell’inserire l’etica all’interno di questi algoritmi cosiddetti, ma quello, a mio avviso, di formare le persone che sono chiamate a fare questi algoritmi che poi saranno utilizzati per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale». Un impegno formativo che, ha precisato, non può fermarsi ai soli progettisti ma deve coinvolgere anche chi utilizza queste tecnologie: «Ma questo non basta, ancora l’aspetto antropologico riguarda gli utilizzatori, i fruitori dell’intelligenza artificiale, coloro i quali siamo chiamati a utilizzare questa tecnologia lo dobbiamo fare in modo saggio, in modo etico, altrimenti possiamo indirizzare erroneamente questa tecnologia contro il bene dell’essere umano».
Interpellato infine sull’impegno della Chiesa in materia di etica e formazione legate all’intelligenza artificiale, don Rotundo ha ricordato l’esistenza di diverse iniziative in corso: «La Chiesa si sta interessando con diverse attività. Non per ultimo abbiamo citato prima Magnifica Humanitas, ma ci sono alcuni dicasteri e alcune fondazioni che si stanno interessando di mettere insieme sia stati, quindi governi, sia aziende, in modo tale da poter camminare insieme, a prescindere dal credo, a prescindere dalle varie sensibilità, in modo tale appunto da creare un’intelligenza artificiale che sia condivisa, fruibile e appunto governata dall’uomo e non contro l’essere umano e la sua, quindi, umanità in genere».

A seguito della relazione di don Rotundo si è creato – come di consueto – un ampio dibattito con numerosi interventi da parte dei presenti, in particolare del vicepresidente nazionale Ambrosini; del presidente nazionale D’Andrea; del delegato per l’Umbria Fioretti; del presidente del gruppo di Firenze Cacioli. Durante il dibattito sono intervenuti anche: Margherita Giua del gruppo di Bergamo; Antonio Falcone del gruppo di Nola; Raffaele Savigni Delegato della Toscana; Andrea Pandolfi Consigliere Nazionale dell’Umbria; Barbara Viscardi Consigliera nazionale del Piemonte; don Dino Bressan vicario generale della Diocesi di Udine; Lucia Signori del Gruppo di Brescia.



