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Giubileo. Il MEIC alla veglia di Pentecoste con Papa Leone XIV: «Siamo un popolo in cammino»

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Anche il MEIC era presente in piazza San Pietro sabato 7 giugno, in occasione della grande Veglia di Pentecoste che ha coinciso con la veglia del Giubileo dei Movimenti, delle Associazioni e delle Nuove Comunità. Una delegazione del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, guidata dal vicepresidente nazionale Maurizio Ambrosini, ha partecipato con emozione e raccoglimento a questo momento di grazia e comunione, insieme a oltre 70.000 fedeli provenienti da ogni parte del mondo.

Un popolo radunato nello Spirito

La veglia si è svolta in un clima di grande raccoglimento, nella suggestiva cornice serale della Piazza San Pietro, illuminata dalle luci, dai canti, dalla preghiera e dall’attesa. L’omelia di Papa Leone XIV ha toccato le corde più profonde dell’anima dei presenti. Le sue parole hanno tracciato un cammino chiaro e profondo per i laici impegnati nella Chiesa, sottolineando con forza il ruolo trasformante dello Spirito Santo e il valore imprescindibile della comunione e sinodalità. «Lo Spirito creatore, che nel canto abbiamo invocato – Veni creator Spiritus – è lo Spirito disceso su Gesù, il protagonista silenzioso della sua missione», ha esordito il Papa, ricordando che il cristiano è colui che si lascia coinvolgere nelle “cose nuove” che Dio fa: «Siamo coinvolti, cioè, nelle cose nuove che Dio fa, perché la sua volontà di vita si realizzi e prevalga sulle volontà di morte».

La sinodalità: l’essere “con”

Nel cuore del suo messaggio, Leone XIV ha insistito su una delle parole-chiave del suo pontificato: sinodalità. «La sera della mia elezione – ha ricordato – ho pronunciato quella parola, sinodalità, che esprime felicemente il modo in cui lo Spirito modella la Chiesa». Una parola che richiama il “syn” (insieme) e l’“odos” (cammino), ovvero la vocazione profonda della Chiesa a essere popolo in cammino, non come singoli, ma come comunità. «Dio non è solitudine. Dio è “con” in sé stesso – Padre, Figlio e Spirito Santo – ed è Dio con noi», ha affermato con forza, invitando tutte le realtà presenti ad abbandonare la logica del dominio, dell’autoaffermazione, del conflitto, per farsi testimoni di una comunione vissuta, di un incontro reale con l’altro, di una fraternità concreta. Ha aggiunto parole che risuonano in piena sintonia con il carisma del MEIC: «La sinodalità è la via che domanda a ciascuno di riconoscere il proprio debito e il proprio tesoro, sentendosi parte di un intero, fuori dal quale tutto appassisce, anche il più originale dei carismi». Ed è proprio questo spirito che anima il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale: la convinzione che la cultura del dialogo e della responsabilità condivisa siano frutti dello Spirito e vie di autentica evangelizzazione.

“Siate palestre di fraternità e partecipazione”

Leone XIV ha poi rivolto un appello preciso alle aggregazioni laicali: essere “palestre di fraternità e di partecipazione”luoghi di spiritualità e di cambiamento dei cuori. Un invito che richiama la vocazione del MEIC a essere spazio di discernimento, confronto, studio e impegno al servizio della Chiesa e della società. «Lo Spirito di Gesù cambia il mondo, perché cambia i cuori», ha detto. «Ispira quella dimensione contemplativa della vita che sconfessa l’autoaffermazione, la mormorazione, lo spirito di contesa, il dominio delle coscienze e delle risorse». Un’esortazione profonda, che invita a guardare all’impegno ecclesiale non come strumento di potere, ma come servizio alla libertà dei figli di Dio: «Il Signore è lo Spirito, e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà» (2Cor 3,17).

Evangelizzazione: non conquista, ma grazia

Nella parte conclusiva dell’omelia, Papa Leone XIV ha chiarito il senso autentico dell’evangelizzazione, distante da ogni logica strategica o mondana «L’evangelizzazione – ha affermato – non è una conquista umana del mondo, ma l’infinita grazia che si diffonde da vite cambiate dal Regno di Dio». Ed è questa la missione a cui il MEIC è chiamato: non imporsi, ma proporsi; non dominare, ma camminare insieme in ascolto dello Spirito. Ha poi invitato i presenti a restare saldamente legati alla vita delle Chiese locali e delle comunità parrocchiali, là dove si coltivano i carismi in armonia con tutto il Corpo di Cristo: «Attorno ai vostri vescovi e in sinergia con tutte le altre membra del Corpo di Cristo agiremo, allora, in armoniosa sintonia». Infine, un appello alla speranza: «Le sfide che l’umanità ha di fronte saranno meno spaventose, il futuro sarà meno buio, il discernimento meno difficile, se insieme obbediremo allo Spirito Santo!».

La presenza del MEIC: camminare nella Chiesa di oggi

La delegazione del MEIC ha vissuto con grande partecipazione spirituale questa Veglia di Pentecoste come un segno profetico di unità e di ascolto, al servizio di una Chiesa che vuole restare fedele al Vangelo e presente nella storia. Le parole del Papa hanno confermato la necessità di una presenza laicale matura, pensante, sinodale, capace di costruire ponti, di generare processi, di rigenerare il tessuto comunitario. «Siamo un popolo in cammino», ha detto il Papa. E il MEIC, con la sua storia e la sua testimonianza, intende continuare questo cammino, nella Chiesa e per la Chiesa, con responsabilità e passione evangelica, seguendo l’invito di Leone XIV a lasciarsi guidare dallo Spirito, nella verità e nella carità.