Monsignor Giuseppe Lorizio, assistente ecclesiastico del Meic, in un articolo pubblicato sul SIR il 13 febbraio 2025, riflette su una foto diffusa dalla Casa Bianca in cui il presidente Donald Trump appare nello Studio Ovale circondato da pastori e predicatori evangelici, tra cui la telepredicatrice Paula White, esponente della “teologia della prosperità”.
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L’immagine mostra alcuni di questi leader religiosi intenti a imporre le mani sul presidente, un gesto che, nella tradizione ebraico-cristiana, può assumere diversi significati: guarigione, invocazione dello Spirito Santo o conferimento di un mandato.
Lorizio sottolinea come il contesto evangelicale rappresentato nella foto sia distante sia dal cattolicesimo sia dal protestantesimo classico, tanto negli Stati Uniti quanto altrove. Inoltre, richiama l’attenzione sull’istituzione, da parte di Trump, di un “ufficio della fede” presso la Casa Bianca, affidato proprio a Paula White. Questo atto si inserisce in un più ampio fenomeno che lega la religiosità americana a una visione politica e tecnologica conservatrice, come evidenziato anche dall’analisi di Antonio Spadaro su Avvenire e da un articolo del New York Times che esplora il ruolo della fede nella Silicon Valley.
Lorizio invita a una riflessione critica sul significato del gesto dell’imposizione delle mani, suggerendo che, se si trattasse di una preghiera per chi governa, sarebbe in linea con l’esortazione della Prima Lettera a Timoteo. Tuttavia, se il gesto avesse il senso di una consacrazione o di un mandato, il riferimento biblico più adeguato sarebbe quello dell’imposizione delle mani sui diaconi nella Chiesa primitiva, il cui compito principale era il servizio ai più deboli, compresi gli immigrati. In questo contesto, Lorizio richiama il messaggio di Papa Francesco ai vescovi americani, in cui il Pontefice condanna la criminalizzazione dei migranti e le deportazioni, ribadendo la centralità della dignità umana.


