“Identità al bivio: percorsi di un altro genere” è stato il tema del primo incontro della giornata di oggi, svoltosi questo pomeriggio, all’interno dell’annuale Settimana Teologica del Meic, che si sta svolgendo come di consueto presso il Monastero di Camaldoli.
A relazionare è stata Giovanna Costanzo, professore associato di Filosofia morale dell’Università degli Studi di Messina. L’incontro si è inserito nel più ampio tema – dell’intera Settimana Teologica – che ha come focus “Maschio e Femmina li creò: il messaggio della Fede alla prova del gender”.
«La mia relazione – ha spiegato Costanzo – è stato un tentativo di ripercorrere attraverso la letteratura più significativa che va da Simone de Beauvoir, Lucie Ricaray e Judith Butler, i fondamenti teorici del femminismo, la cui ultima evoluzione è appunto la problematica dell’identità di genere. Perché problematica? Perché costringe a pensare in maniera problematica il rapporto tra natura e cultura, sfondando l’importanza e l’azione che proviene prima dalla natura rispetto alla cultura e poi perché ci costringe a riflettere in maniera problematica su che cosa significa vivere le differenze».

Secondo la professoressa Costanza, «al di là degli steccati teoretici, al di là degli steccati dei paradigmi, dal paradigma liberale dell’uguaglianza a quello della differenza, a quello della dissolvenza delle differenze, ciò che ci interessa in questo percorso è affrontare in maniera problematica la relazione con chi è altro, con chi è diverso da standard, da stereotipi e che ci costringe non solo ad affinare gli strumenti della comprensione ma anche, dal punto di vista della fede, ad accogliere le differenze».
«Forse questo – ha sottolineato la docente – è il lascito più interessante, ovvero quello di pensare il momento fondativo in cui si originano le differenze. Perché questo è il momento in cui purtroppo, ahinoi – ha spiegato – nel passato si sono giocate le più grandi differenze tra i sessi, lavorative, ma anche esistenziali, sui quali ancora ci resta molto da riflettere».
Il tema “identità al bivio” è, secondo la professoressa, «la sfida più grande, poiché proprio la teoria gender – anzi, le teorie gender – ci impongono una riflessione su cosa significa stare al bivio della non comprensione, del non pregiudizio, della non etichettatura e forse solo la fede ci aiuta in questo. La fede – ha aggiunto – ci aiuta ad affinare gli strumenti della comprensione della sofferenza altrui, laddove c’è vera sofferenza, laddove c’è solamente un’esigenza teatrale di esibizione, può esserci anche questo, ma la fede ci aiuta proprio per quella capacità di rileggere in profondità il vissuto, di rileggere in profondità anche le domande che a volte non trovano risposte, ci aiuta a stare al bivio, al bivio su ciò che non comprendiamo, senza però perderci».
«In questo scorcio di tempo – ha proseguito Giovanna Costanzo – la fede ci aiuta a stare al passo senza cadere, come un pellegrino, come coloro che vanno in montagna, che hanno bisogno del bastone. Ecco, la fede è il nostro sostegno nel continuare a camminare per comprendere con tutti gli strumenti che la fede ha a disposizione, appunto la riflessione biblica, la teologia, i convegni come questo».
«Credo molto – ha concluso Costanzo – che il ruolo, per esempio, della filosofia è quello di creare delle connessioni e le connessioni non sono sterili, ma sono appunto tentativi di abitare, di stare al bivio senza perdersi».


