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Il Meic di Parma e il Dantedì

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Per il secondo anno, qualche giorno dopo il “Dantedì” (25 marzo), il gruppo MEIC di Parma ha organizzato una serata di riflessione, letteraria e teologica, su “Pentimento, conversione e purificazione nel Purgatorio di Dante”. In questo anno giubilare – così come nel primo annogiubilare della storia è ambientato il viaggio ultraterreno del poeta – si è voluto approfondireappunto il tema della conversione e della misericordia divina: “ma la bontà infinita ha sì gran braccia / che prende ciò che si rivolge a lei” (Purg 3,122).

Il prof. Antonio De Caro, docente di lettere nella “Scuola per l’Europa”, ha tratteggiato quattrofigure che Dante – forse a sorpresa per i suoi lettori del tempo – pone nel Purgatorio, anziché all’Inferno: il musico Casella; il re Manfredi, nemico della Chiesa e scomunicato; Buonconte da Montefeltro, nemico di Firenze; Provenzan Salvani, ricco e superbo senese. Secondo Dante, salvati dall’inferno per una invocazione o una preghiera arrivata in punto di morte, una Ave Maria pronunciata con un fil di voce all’ultimo istante (anche se, nel caso del senese, preceduta in vita dascelte coraggiose di carità verso un amico in difficoltà).

Don Giacomo Guerra, prossimo a laurearsi alla Gregoriana, ha brevemente delineato la storia del sacramento della confessione dalle prime origini cristiane sino all’attuale forma, codificata nel Concilio Lateranense IV del 1215. I “tariffari della penitenza”, la gravità delle penitenze imposte dai confessori, l’accumularsi delle stesse, rendevano di fatto impossibile ai più il soddisfare quanto richiesto. Così, a cominciare dalle crociate, ecco l’idea delle “indulgenze”, per se stessi, e poi anche per i defunti che completavano nel Purgatorio la propria purificazione. Se il fenomeno, storicamente, ha portato ad una serie di abusi (come denunciato secoli dopo da Lutero, ma anche dallo stesso Concilio di Trento), lo spirito originario è quello della conversione, di una nuova partenza, di un nuovo inizio della vita spirituale e personale. L’aver delineato l’evoluzione delle forme storiche di penitenza e di conversione, ci ha permesso di comprendere come la vita spirituale e saramentale della Chiesa si sia evoluta e profondamente modificata nel tempo, e quelli che un tempo erano considerati conservatori oggi sarebbero innovatori, e viceversa.

La lettura ad alta voce dei passi danteschi è stata accompagnata da brani rinascimentali di area francese e inglese, suonati dalla Maestra di liuto Aurora Manfredi, nota anche a chi la ascoltò a Camaldoli durante la settimana teologica del ’22.