Treviso, il Meic dedica tre serate alla partecipazione attiva a 80 anni dalla Repubblica
Da novembre a gennaio a Casa Toniolo il ciclo “La partecipazione attiva, sostanza della democrazia”, inserito nel percorso 2026-27 “Luci” del Network per il Bene comune. Interverranno lo storico Alessandro Santagata, il giornalista Gianni Borsa e un gruppo di giovani impegnati in diversi ambiti
Si intitola “La partecipazione attiva, sostanza della democrazia” il ciclo di tre incontri promosso dal Movimento ecclesiale di impegno culturale (Meic) della diocesi di Treviso nell’anno che segna gli 80 anni dalla nascita della Repubblica e dall’elezione dell’Assemblea Costituente. Gli appuntamenti si terranno a Treviso, a Casa Toniolo, in via A. G. Longhin 7, con inizio alle 20.30, nelle serate di lunedì 16 novembre, martedì 1° dicembre 2026 e giovedì 28 gennaio 2027. L’iniziativa fa parte del percorso 2026-27 dal titolo “Luci” proposto dal Network per il Bene comune di Treviso, quest’anno incentrato su temi fondamentali della Costituzione. All’interno di questo percorso, il Meic diocesano ha scelto di mettere a tema la partecipazione attiva dei cittadini come dimensione costitutiva della democrazia.
Nella presentazione del ciclo, gli organizzatori partono da una constatazione: da tempo nel Paese sembra venire meno la partecipazione attiva dei cittadini alla vita della comunità civile e politica. Il dibattito e l’effettiva partecipazione all’interno dei partiti languono, le organizzazioni sindacali incontrano difficoltà nel coinvolgimento dei lavoratori e lo stesso accade alle associazioni della società civile e alle aggregazioni ecclesiali. Anche il volontariato, definito “fiore all’occhiello” della società civile, registra fatiche: non sono poche le associazioni che lamentano un calo della partecipazione a fronte di richieste di sostegno e di accompagnamento in aumento da parte di tante persone che vivono in situazioni di fragilità.
Il testo osserva inoltre che chi guida le istituzioni politiche può vedere con favore il venir meno della partecipazione e del confronto nelle aggregazioni, nelle associazioni e nei partiti, ritenendo che l’azione di governo si consolidi più facilmente rivolgendosi direttamente al popolo con messaggi forti, slogan, prese di posizione decise e soluzioni facili a problemi complessi. Tende così a prevalere quello che viene definito “populismo”, considerato come una forma di democrazia legittima, anzi più compiuta di quella partecipata perché diretta. Ma, secondo la presentazione, non sono soltanto i poteri politici a puntare a vanificare le forme democratiche di partecipazione: anche i potentati tecnocratici, in mano a pochissimi centri di comando, detengono ricchezza economica e potere di controllo sulle popolazioni superiori a quelli di molti Stati, anche di medie dimensioni. Il clima attuale, non solo italiano, tende dunque a sminuire, se non a contrastare direttamente, il ruolo dei “corpi intermedi”, i luoghi in cui si fa politica e si pensano insieme le forme del bene comune. Senza la partecipazione effettiva dei cittadini, si legge ancora, la vita democratica va verso il suo tramonto, e la celebrazione degli 80 anni della Repubblica e dell’elezione della Costituente chiama tutti alla responsabilità nei suoi confronti.
Il primo incontro, lunedì 16 novembre, avrà per titolo “Dalla Resistenza alla Costituzione. Radici culturali, esperienze politiche, percorsi di opposizione delle madri e dei padri costituenti”. Relatore sarà Alessandro Santagata, docente dell’Università di Padova; condurrà la serata Bruno Desidera. L’intervento intende mettere a fuoco le radici culturali e i percorsi di partecipazione, formazione e studio che hanno reso possibile la Resistenza al nazifascismo e poi la scrittura della Costituzione democratica e antifascista. L’attenzione si concentrerà sulle diverse culture politiche, laiche e religiose, sui partiti, sui movimenti e sulle associazioni che hanno animato prima l’antifascismo clandestino e poi il dopoguerra, e che sono stati luoghi di confronto, di formazione e di progettualità per i futuri costituenti. Nelle intenzioni degli organizzatori, guardare al percorso di preparazione delle donne e degli uomini che hanno scritto la Carta può aiutare a riscoprire oggi il fondamento della vita democratica, per rinnovarla e per non fare delle celebrazioni degli 80 anni il ricordo di “un bel oggetto di antiquariato”.
La seconda delle “Tre sere Meic”, martedì 1° dicembre, sarà dedicata al tema “Amare la politica, ecco perché partecipare”, con Gianni Borsa, giornalista e direttore della rivista “Coscienza”; condurrà Gianfranco Pozzobon. La serata intende riscoprire le ragioni per fare comunità oggi e per amare la politica, intesa come vita della polis, della città. Al centro, alcune domande: come mantenere viva oggi la partecipazione democratica, come restare fedeli al progetto costituzionale che la incoraggia in un tempo di crisi della partecipazione, quali nuove forme di impegno nella vita civica e politica possano rispondere alle sfide del presente. Si cercherà anche di capire da dove venga una crisi che è ormai di lunga data, senza però fermarsi all’analisi: prima di decidere azioni concrete, spiegano i promotori, occorre comprendere che cosa si intenda per politica, perché prima della politica c’è uno “spazio politico” da abitare ed è necessario ritrovare il senso della comunità e della vita associata.
Il ciclo si chiuderà giovedì 28 gennaio 2027 con l’incontro “‘… nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità’”, titolo che riprende l’articolo 2 della Costituzione. La serata, condotta da Elena Mattiuzzo, sarà un confronto tra giovani protagonisti di esperienze e percorsi di partecipazione in ambiti diversi, impegnati in associazioni, gruppi e aggregazioni. Ai partecipanti verrà chiesto che cosa significhi per un giovane oggi far parte ed essere partecipe della Repubblica democratica italiana, che cosa renda difficile sentirsi parte della vita della comunità politica e partecipare attivamente in questo momento storico, quali forme di partecipazione siano sentite più vicine alla loro generazione e come stiano vivendo la propria esperienza di aggregazione, di incontro e di confronto. L’obiettivo dichiarato è ascoltare ciò che li rende partecipi attivi, contrastando la tentazione della rinuncia e la sensazione, spesso avvertita, di essere poco ascoltati dagli adulti.

