Pubblichiamo qui di seguito la lettera aperta, a firma di Guido Campanini, consigliere nazionale del MEIC, circa il referendum sul disegno di legge costituzionale “Norma in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, approvato in seconda lettura tanto dalla Camera dei Deputati quanto dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi.
Tale lettera è indirizzata al professor Giovanni Bachelet, del Comitato per il NO, e al professor Stefano Ceccanti, di Sinistra per il SI’.
Caro Giovanni B.. caro Stefano C.,
mi permetto, da cittadino informato, senza alcuna competenza scientifica in materia di diritto costituzionale, di scrivervi questa lettera aperta. Una lettera indirizzata innanzitutto a due persone, a due personalità alle quali sono legato sia da rapporti di amicizia, sia dalla comune appartenenza ecclesiale, sia dalla condivisione di una cultura religiosa e civile che, in sintesi, viene chiamata “cattolicesimo democratico”.
Il vostro impegno civile e politica circa il referendum costituzionale del prossimo marzo, su fronti contrapposti, è la lampante dimostrazione della verità di quanto affermato dal Concilio: dall’unica fede possono derivare opzioni politiche diverse. Tanto più in una materia che, a differenza di altre molto più sensibili per la coscienza cattolica (e che un tempo venivano definite “principi non negoziabili” – anche se la politica non riguarda i principi, ma la loro concreta traduzione ed il loro dover convivere con altri principi, talvolta polarmente opposti, come direbbe Guardini), non sembra riguardare aspetti decisivi della vita delle persone o aspetti centrali del Magistero sociale cattolico.
1-SU COSA SI VOTA
Solo al fine di chiarire, prima di tutto a me stesso, l’oggetto di cui si discute, e pronto ad essere “bacchettato” da voi se scrivo cose non corrette, provo a riassumere l’oggetto del referendum.
Il disegno di legge va a sostituire per intero, con un nuovo testo, gli articoli 104 e 105 Cost.; ad integrare o parzialmente modificare, con nuovi commi o nuove frasi, gli artt. 87, 102 106, 107, 110 Cost.
Il contenuto di queste modifiche comporta:
- la separazione delle carriere fra la magistratura requirente e la magistratura giudicante;
- il raddoppio del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM); vengono istituiti due CSM, uno per la magistratura requirente e uno per la magistratura giudicante;
- L’istituzione di una Alta Corte Disciplinare (ACD), composta anch’essa di quindici membri, come i due CSM, dodici dei quali scelti con sorteggio temperato, e tre nominati dal Presidente della Repubblica.
- Una nuova modalità per la selezione dei componenti dei due CSM, scelti tramite sorteggio temperato e non più tramite elezione – ad eccezione dei membri di diritto dei due CSM, a partire dal Presidente della Repubblica, che resta Presidente di entrambi i CSM.
Come cittadino, credo bene informato, mi trovo d’accordo con il punto a), e con il punto c), contrario al punto b), assolutamente contrario al punto d).
Mi permetto di comunicarvi le ragioni di queste mie opinioni, ben lieto di avere da ciascuno di voi dei chiarimenti.
2 – SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
Sono assolutamente d’accordo sul principio della separazione delle carriere.
Vero è che con la legge Cartabia il passaggio da una funzione all’altra, da una carriera all’altra, è assai limitato: ma la legge Madia è una legge ordinaria, che può essere modificata dal Parlamento con procedura ordinaria.
Ma vero è pure che le ragioni per cui singoli magistrati chiedono di passare da una funzione all’altra, da una carriera all’altra (so bene che “funzione” e “carriera” sono cose diverse, ma sto volutamente semplificando), avviene di fatto più che per ragioni, appunto, di scelta di un’altra carriera, per ragioni di opportunità personale, ad esempio, per trasferirsi ad una sede vicina alla propria famiglia.
Un po’ come nella scuola (ho fatto per quattordici anni il dirigente scolastico): il docente K chiedei di passare dal Liceo X di Parma all’ITIS Y di Bari non tanto perché vuole passare dal Liceo all’istituto tecnico, ma perché vuole trasferirsi a Bari.
(Peraltro, io sono sempre stato contrario al trasferimento dei docenti “su domanda”: un bravo docente di Liceo può essere un pessimo docente in un ITIS, e viceversa, come ho personalmente più volte constatato.)
Nulla impedirebbe a chi vuole cambiare scuola, così come a chi vuole cambiare carriera, di partecipare ad un concorso dedicato, così come dovrebbe essere fatto nel mondo della scuola.
La separazione delle carriere fra magistratura requirente e magistratura giudicante è per me un tassello di quella “separazione dei poteri” che costituisce un baluardo per la libertà personale. Anche il potere giudiziario – come la cronaca recente e non recente (cfr. la manzoniana “Storia della colonna infame”) insegna – può accanirsi contro un cittadino.
E del resto tale separazione delle carriere è presente in molti ordinamenti di altri democraticissimi Paesi.
3 – DUPLICAZIONE DEI CSM
Una delle ragioni per cui ho votato SI’ al disegno di legge costituzionale del Governo Renzi (dicembre 2016) era che semplificava notevolmente l’apparato istituzionale della Repubblica, eliminando il CNEL, eliminando le Province dagli enti obbligatori, eliminando l’autonomia differenziata e semplificando i rapporti tra Stato – Regioni (con una nuovo Titolo V che riformava quello renovellato nel 2001), eliminando il bicameralismo perfetto, riducendo da 945 a 630 i parlamentari eletti – qualche anno dopo abbiamo (non col mio voto!) approvato una riforma che riduce i Parlamentari da 915 a 600, lasciando però immutati il nostro bicameralismo paritario.
Pur comprendendo che la separazione delle carriere fra magistratura requirente e magistratura giudicante comporta per forza di cose dei cambiamenti sui compiti e sulla composizione del CSM, si poteva forse prevedere un unico CSM diviso in due sezioni.
Duplicare gli organi costituzionali, oltre ad un ovvio aumento di spese (doppi palazzi, doppia burocrazia) potrebbe comportare anche dei conflitti di competenze. E’ vero che il Presidente della Repubblica rimane Presidente di entrambi i CSM; ma è pur vero che conflitti potrebbero comunque insorgere.
E in ogni caso, essendo io per principio favorevole ad ogni semplificazione istituzionale e contrario ad ogni aumento di organi costituzionali, sul punto, ossia sulla duplicazione dei CSM, non sono favorevole alla nuova formulazione degli articoli della Costituzione citati più sopra.
4 – ISTITUZIONE DI UN’ALTA CORTE DISCIPLINARE
Per coerenza circa la semplificazione degli organi costituzionali dovrei essere contrario anche alla istituzione di un nuovo organismo, l’Alta Corte Disciplinare: con una ACD e due CSM, passiamo da un unico organo a ben tre.
In realtà, l’ACD si riunirebbe solo in caso di procedimenti disciplinari nei confronti di magistrati requirenti o giudicanti. Il che significa che potrebbe riunirsi dieci volte in un anno, e mai per altri periodi. Considerato inoltre, come la storia insegna, che il CSM in materia si è rivelato non del tutto adatto a tale funzione di “tribunale disciplinare”, l’introduzione di tale nuovo organismo mi trova favorevole. Ed in questo caso, favorevole anche al sistema del sorteggio, poiché l’elezione di “giudici” può sempre comportare rischi.
5 – MODALITA’ DI NOMINA DEI COMPONENTI DEI CSM (sorteggio)
Uno degli obiettivi della riforma è quello di scardinare le cosiddette “correnti” della magistratura, sorta di “partiti” dei magistrati, talvolta anche ideologicamente vicini ai partiti veri e propri. Premetto che condivido poco l’obiettivo: il pluralismo resta un grande valore costituzionale, e va preservato in ogni realtà; combattere talune degenerazioni è un conto, eliminare il pluralismo è un altro conto.
Ma sono anche assolutamente contrario al metodo del sorteggio, se pur temperato, sia in generale, sia in particolare per quanto riguarda la scelta dei componenti di un organo costituzionale.
In primo luogo, mi sembra umiliante per gli stessi futuri membri dei CSM: un conto è essere stati eletti o scelti per merito e per capacità; un altro è essere scelti lì in base alla cieca sorte.
In secondo luogo, diventerebbe una sorta di pericoloso precedente. Ci sono correnti e amicizie e cordate anche fra i medici: sorteggiamo i primari? Sorteggiamo i dirigenti scolastici (un piccolo sindacato lo propone)? Sorteggiamo – perché no? – i Sindaci dei piccoli Comuni? O i Presidenti delle Camere? E, magari, tireremo a sorte pure l’allenatore della nazionale di calcio: ma forse, visti i risultati, in questo caso la cosa potrebbe pure funzionare…
In terzo luogo mi sembra un sistema umiliante tanto per il Parlamento quanto per le magistrature, che oggi sono gli elettori del CSM (sempre esclusi i membri di diritto). Ed infine, non si comprende quale sia il vantaggio del sorteggio rispetto alla elezione, se non quello di evitare le cordate e gli accordi: ma non garantirebbe la nomina delle personalità migliori o più adatte, e nemmeno il pluralismo.
Il sistema del sorteggio, se pur ampiamente temperato, per un organo costituzionale, e di tale rilevanza, è una abdicazione dalla razionalità e daI principio del merito e della competenza. Il non dover rendere conto a nessuno della propria nomina non è sempre indice di indipendenza – anzi, può degenerare in ubris.
Si possono e si devono trovare sistemi elettorali in grado di evitare, o ridurre, il formarsi di cordate organizzate, di scambi di favori, ma affidare alla sorte la scelta delle persone chiamate a governare la magistratura, le magistrature tutte, è una sorta di harakiri della razionalità e della politica, una scelta assolutamente populista, che avrei trovato coerente solo se proposta da chi, un tempo, sosteneva che “uno vale uno”, o meglio che “uno vale l’altro”.
IN CONCLUSIONE… non so come votare. Però aggiungo quanto segue.
Non vedo nell’eventuale vittoria del SI’ un pericolo per la democrazia, come affermano taluni sostenitori del NO. Non risulta dalla nuova normativa che i Pubblici Ministeri siano sottoposti al Governo… Il metodo di attribuire all’avversario retropensieri o future ulteriori norme non è corretto. Dobbiamo giudicare questa riforma, nel merito, non nelle (supposte) intenzioni della parte avversa. Non è nemmeno vero, come invece dicono taluni sostenitori del SI’, che la riforma renderebbe più veloci i tribunali, più efficace l’amministrazione della giustizia, ecc. Queste cose non dipendono affatto dagli articoli della Costituzione sui quali si voterà all’inizio della prossima primavera. L’efficienza, l’efficacia, i tempi della giustizia dipendono da tutt’altro – e questo “tutt’altro” è nelle mani del Governo e della maggioranza parlamentare.
Sarei contento se, nel caso vogliate rispondermi, anche pubblicamente, a queste mie considerazioni, mi deste, ciascuno dal proprio e diverso punto di vista, chiarimenti circa le mie perplessità e i miei dubbi, in modo che possa barrare con coscienza un SI’ o un NO sulla scheda elettorale.
Parma, 16 gennaio 2026
Guido Campanini, consigliere nazionale del MEIC


