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“Antisemitismo ieri e oggi”, l’incontro promosso a dicembre dal MEIC Acireale. Il 21 gennaio una veglia ecumenica

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a cura di Giovanni Vecchio

Per iniziativa del MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) e dell’Accademia Zelantea di Acireale si è tenuto – lo scorso 10 dicembre – un incontro nella Biblioteca Zelantea su un tema complesso e  meritevole di riflessione “L’antisemitismo ieri e oggi”. Ne hanno discusso Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione CEDC (Fondazione Centro di Documentazione  Ebraica) di Milano e Marinella Venera Sciuto, acese, dottore di ricerca di Filosofia e Storia delle Idee, referente MEIC nazionale presso l’ufficio UNEDI della CEI. Dopo  l’introduzione del presidente dell’Accademia Michelangelo Patanè, ha preso la parola la presidente MEIC di Acireale Anna Maria Cutuli, la quale ha detto che il Movimento ha da sempre affrontato il tema del dialogo interreligioso ed ora, a sessant’anni dalla  promulgazione da parte di Papa Paolo VI della dichiarazione fondamentale del Concilio Vaticano II “Nostra Aetate”, tenuto conto della presenza dell’antisemitismo nella società contemporanea, ha ritenuto di  proporre la riflessione su questo documentoche ridefinisce il rapporto della Chiesa Cattolica con le religioni non cristiane  riconoscendo i legami spirituali con l’ebraismo e vede gli elementi apprezzabili presenti nell’Islam, nel Buddismo e nell’Induismo.

Da qui è partita la relazione della Sciuto  che si è soffermata sui punti chiave della dichiarazione conciliare, a partire dall’affermazione dell’unità del genere umano. Dell’Ebraismo il testo sottolinea i legami spirituali tra il popolo del Nuovo e dell’Antico Testamento, rifiuta la colpa collettiva per la morte di Cristo e condanna l’antisemitismo e la persecuzione degli ebrei. Incoraggia la conoscenza reciproca e la comprensione delle radici ebraiche del cristianesimo. Pertanto – continua la dichiarazione – invocare Dio come Padre richiede di comportarsi da fratelli e promuovere la carità e il dialogo interreligioso per la pace. La Sciuto ha poi voluto riferirsi direttamente al p. 4 di “Nostra Aetate,  ed ha concluso citando un estratto dal cap 4: “La Chiesa, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque”.

 Gadi Luzzatto Voghera ha quindi voluto fare chiarezza terminologica e storica su tre concetti spesso confusi, analizzando come l’ostilità verso gli ebrei si sia trasformata nel corso dei secoli. La forma più antica di ostilità è di natura prettamente religiosa ed è l’antigiudaismo, segue l’antisemitismo moderno tra il XV e il XVI secolo con le espulsioni (1492) e le conversioni forzate e la predicazione degli ordini mendicanti contro l’usura. Il termine “antisemitismo” nasce nel 1879 ed indica un fenomeno moderno, legato alla politica e alla razza, non più alla religione. Si sviluppa in risposta all’emancipazione ebraica dell’Ottocento. L’antisionismo appartiene alla dimensione contemporanea. Oggi l’immagine dell’ebreo è spesso sovrapposta a quella del soldato israeliano. L’antisionismo è, tecnicamente, l’opposizione politica al Sionismo (il movimento nazionale ebraico). Tuttavia funge da maschera per il vecchio antisemitismo. La distorsione si verifica quando la critica alle politiche di Israele scivola in pregiudizi antisemiti. La definizione dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) del 2016 contiene la definizione operativa che aiuta a distinguere la critica politica dall’antisemitismo. Esempi di antisemitismo includono: negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione; applicare “due pesi e due misure” (pretendere da Israele comportamenti non richiesti ad altre democrazie); paragonare la politica israeliana a quella nazista; ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele; utilizzare antichi stereotipi (come l’accusa del sangue o il deicidio) applicandoli ai palestinesi (es. Gesù rappresentato come palestinese ucciso dagli ebrei/israeliani).

In conclusione Luzzatto Voghera ha sottolineato come, nonostante le diverse etichette (religiosa, razziale, politica) il filo conduttore sia la distorsione della storia e la creazione di un “ebreo immaginario”, astratto, utile come capro espiatorio per le paure e le complessità delle diverse epoche.

L’incontro ha avuto un seguito il 17 gennaio scorso, per la XXXVIII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra Cattolici ed Ebrei, alle ore 19, presso la sala “La Sera dei Miracoli”, nella Chiesa dell’Arcangelo Raffaele di Acireale.

Domani, 21 gennaio, invece, si terrà una veglia ecumenica, alle 19, presso la parrocchia di San Paolo.