Il Meic Potenza in dialogo con il presidente Agcom su “Sfida digitale, web, intelligenza artificiale”
Si è tenuto sabato scorso, 22 novembre 2025, l’incontro dal titolo “Sfida digitale, web, intelligenza artificiale”, organizzato dal gruppo Meic di Potenza, che ha visto l’intervento di Mario Restaino, membro del gruppo, che – dopo i saluti introduttivi del presidente locale, Michele Gilio – ha dialogato con Giacomo Lasorella, Presidente Agcom.
Il tema ha dunque incrociato il diritto d’autore, la pornografia, l’economia che soggiace all’intelligenza artificiale. Ci troviamo, infatti, di fronte a un nuovo mondo e non abbiamo le categorie per affrontarlo, con una velocità di sviluppo così grande che è difficile starci dietro. In questo contesto, il presidente Lasorella ha spiegato come tenta, con Agcom, di contenere un fenomeno con una forza economica di difficile previsione.
Lasorella ha innanzitutto presentato la questione dal punto di osservazione dell’Agcom. La parola chiave è stata la complessità nella regolazione del sistema. L’intelligenza artificiale cambia le nostre vite nel senso del modo di conoscere ed approcciare la realtà al pari dell’invenzione della ruota e della stampa. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni mette insieme contenuti e mezzi di comunicazione: una convergenza che si è concretizzata solo con l’IA. Il mondo della Televisione – come ha spiegato – è paradigmatico per comprendere l’evoluzione del sistema: la regolazione era semplice sia per le frequenze, sia per le concentrazioni proprietarie, sia per la gestione dei contenuti. L’Agcom agiva con un modello lineare. Ma con le piattaforme si rompe innanzitutto la cornice statuale: il rapporto non è più tra regolatore e piccoli regolati, ma tra tante autorità nazionali e grandi colossi di comunicazione che poi si relazionano a loro volta nella dimensione europea.
In questo mondo ciascuno può arrivare e trovare il prodotto o il contenuto migliore: questa idea si sintetizza nella locuzione “free market place of ideas”. Un mondo senza regole nato quasi contro lo Stato. Ma oggi siamo invece in un mondo oligopolistico: pochi soggetti decidono, grazie alla profilazione e agli algoritmi, un contenuto adatto a ciascuno. Tuttavia vi sono controindicazioni: innanzitutto il tentativo di engagement, cioè l’obiettivo ti tenere legati alla rete gli utenti con camere dell’eco in cui si diffondono sempre gli stessi prodotti, spesso anche notizie false. A differenza della comunicazione lineare, qui ciascuno ottiene le notizie che si vuol sentir dire. A partire da una immensa quantità di dati, dei freddi modelli probabilistici, pur raffinatissimi, implicano la semplificazione del linguaggio e del pensiero che agisce in questo sistema. A tal proposito, quindi, è stato innanzitutto necessario affrontare il tema della deresponsabilizzazione delle piattaforme rispetto ai contenuti che veicolavano, immessi però nella rete da terzi. Mentre negli USA si è fatto qualche passo attraverso le azioni giudiziarie, l’Europa ha trovato un modello legislativo per bilanciare la libertà di pensiero con altri valori costituzionali: si è intervenuto regolamentando la privacy. È oggi assodato che i dati sono di ciascuno, ma tutto si è ridotto ad un’autorizzazione veloce e talvolta inconsapevole all’uso da parte del cittadino, che ha visto l’intervento legislativo perdere di pregnanza e forza.
Sempre l’Europa è poi intervenuta sul tema del copyright, dei servizi media digitali: in tal senso fenomeni come youtube e altre piattaforme di video sharing sono state regolamentate. In questi interventi è prevalso il principio per cui conta il Paese di origine: il regolatore del Paese in cui ha origine l’informazione deve intervenire, non gli altri. Per questo, le piattaforme scelgono le loro sedi anche in base all’efficienza dei controlli dei vari paesi. Di conseguenza le sedi principali prescelte sono Irlanda, Olanda, Cipro. Da questo punto di vista, la più importante novità legislativa è il Digital Service Act, che precisa che gli studiosi possano accedere agli algoritmi per controllarli e studiarli, che gli utenti possano segnalare contenuti illeciti e dannosi, che alcuni segnalatori particolari possano essere attivati (associazioni, soggetti privati accreditati per professionalità, come ad esempio Telefono Azzurro sui contenuti per i minori). L’idea illuministica della cittadinanza attiva tuttavia non sempre si concretizza. Le piattaforme sono inoltre per legge tenute ad analizzare i rischi e a predisporre sistemi di mitigazione se vogliono evitare sanzioni fino al 6% del fatturato. La Commissione europea ha avviato attività ispettive riguardo alla presenza di strumenti di segnalazione da parte degli utenti. Tuttavia, nonostante questi interventi normativi, l’attuazione delle regole resta complessa.
C’è poi l’European Freedom Act, ovvero un insieme di regole che salvaguardano la libertà di stampa e di informazione dei cittadini in ambiente digitale, di modo da favorire il giornalismo di qualità nel mondo del Web. Oggi, per accedere alle notizie, non si usano i siti di giornali, ma i motori di ricerca e le piattaforme: l’Europa ha tentato di imprimere agli Stati il principio per il quale gli editori hanno diritto a una remunerazione per i contenuti giornalistici immessi in rete, poiché i ricavi pubblicitari delle piattaforme remunerano le piattaforme e non i giornali. La legislazione italiana ha stabilito che l’Autorità fissi dei parametri e pertanto l’Agcom ha stabilito regole per la ripartizione dei profitti oltre alla possibilità di una negoziazione assistita da parte dell’Autorità. Su quest’ultimo punto la Corte di Giustizia Europea dovrebbe a giorni decidere a seguito dell’impugnazione da parte di Meta davanti al TAR del Lazio. Questo tema è ancora più clamoroso nel mondo dell’IA, che pure presenta all’utente delle sintesi di contenuti sulla base dei prodotti giornalistici. Italia e Germania stanno valutando come intervenire. È cruciale arrivare alla ripartizione delle risorse. Si tratta di un quadro complesso nel quale il bicchiere si può vedere mezzo pieno o mezzo vuoto: di certo il sistema di regolazione è cambiato rispetto alla comunicazione tradizionale. Alla base delle difficoltà vi è la scelta, risalente al “lontanissimo” 2019, anno nel quale è stata definita la libertà di accesso a tutti i contenuti della rete, quando tuttavia non si immaginava cosa sarebbe successo con il mondo delle piattaforme e dell’IA.
Il dibattito che è seguito, dopo l’intervento del presidente dell’Agcom, ha dato voce al senso di smarrimento di fronte alla complessità descritta, che richiederebbe una nuova educazione al senso, oppure una indicazione della credibilità delle fonti e infine un esercizio al dialogo e alla solidarietà, possibilmente in una dimensione europea.



