1. Home
  2. Opinioni
  3. Personalismo, nuovo umanesimo, questione antropologica: quale orizzonte?
0

Personalismo, nuovo umanesimo, questione antropologica: quale orizzonte?

0

di Piero Bongiovanni, professore e delegato MEIC regione Basilicata – Relazione tenuta in occasione dell’omonimo evento tenutosi a Potenza, in parco del Seminario, lunedì 20 ottobre 2025 e organizzato dal gruppo Meic di Potenza.

La soggettività è stata desoggettualizzata dall’antiumanesimo delle scienze umane, oggi è detemporalizzata dal post-moderno, che la definalizza in un senza-domani, senza-altrove, senza un non-ancora.

L’uomo è essere per la verità. L’uomo è fatto problema per sè stesso quando si è oggettualizzati, reificato; si è fatto dominare dagli “eccessi della filosofia delle cose” (Mounier). Ogni personalismo ritorna a porre la questione del rinvio all’inoggettivabile, alla soggettività come sorgente, fonte di pensieri (concetti, teoresi) e di soluzioni pratiche (morale).

Il destino della persona è legato al destino del senso dell’essere in un tempo; non prescinde dalla ontologia e, se si vuole, dalla metafisica. Il personalismo è filosofia della crisi; negazione della reificazione, che a sua volta è negazione dell’essere altro e oltre che la persona è. Il richiamo alla persona avviene nelle pieghe dell’esperienza, tra storia e ontologia, tra pensato (già) e pensabile (non ancora), significato e senso.

L’uomo tra un universo formale di organizzazione logico-tecnica e un universo di spontaneità psichica ha finito per essere più enigma che volto, tensione più che intenzione, energia in espansione che intenzionalità in costituzione. L’età moderna ha posto il suo sguardo sul soggetto, ma la signoria del cogito non solo nel campo del conoscere, ma anche in quello dell’essere stesso ha comportato la perdita dell’essenza del soggetto, trasferita nella modernità prima alla sostanzialità e poi alla funzionalità di sistemi e di processi di totalità; in quel momento la soggettività perde la persona, rimanendo all’uomo solo la individualità: la esistenza atomica immanente.

Riconquistare e riconquistarsi come persona significa aprirsi costantemente alla possibilità di nuovo esperire, nuovo pensare, di nuovo vivere, aprire la nostra esistenza alla possibilità di un senso aperto. Un cogito, laico, ripersonalizzato da una parte riafferma, con la modernità, la trascendentalità e dall’altra supera la chiusura del suo costituirsi unico paradigma di verità, come accaduto nella modernità.

Breve storia del termine PERSONA: hypostasis-persona (Tertulliano-Agostino-Boezio): Tertulliano introduce nel vocabolario teologico-filosofico il termine mutuandolo dal teatro romano. Per Agostino è problematica l’accezione di persona come substantia individua, ma ne elabora uno nuovo di uomo. Quando il concetto agostiniano di UOMO sfocia in età moderna in quello di COGITO, quando PERSONA inizia a significare AUTOCOSCIENZA.

Boezio: l’uomo possiede hypostasis (ousìosis) in quanto non dipende da alcun soggetto, SUBSTANTIA (hypòstasis) poiché svolge una funzione di soggetto per altre realtà che non sono SUBSISTENTIAE; infine PERSONA (pròsopon) poiché individuo razionale.

Per Tommaso l’uomo è sostanza individua (subsistentia), essere in sé e per sé l’uomo non l’ha da sé (ASEITAS) egli è piuttosto un existere: non è l’essere ma ha l’essere. In tal modo san Tommaso coniuga sant’Agostino e Boezio; PERSONA trasposto in Dio designa l’esse ad alium, nella riflessione trinitaria PERSONA coincide con RELATIO. Il singolo concreto, in quanto persona, non si dissolve nel genere e nella specie perché sussiste: è in sé e per sé, ma non da sé.

Proprio l’individualità dell’existere consente all’uomo in quanto persona di realizzarsi nella intersoggettività e nell’intercomunione.

Il Personalismo così come l’abbiamo conosciuto nel XX secolo è una filosofia della crisi, una reazione urgente alla situazione drammatica degli anni ’30; sono del ‘36 Umanesimo integrale e Manifesto al servizio del personalismo comunitario. E’ in quel periodo che prende vita la rivista Esprit; questo ha fatto sì che il personalismo autentico rifuggisse il pericolo di costituirsi in un sistema di certezze in competizione con altre narrazioni totalizzanti del periodo. Per Mounier, ad esempio, il personalismo ha la prospettiva di sparire nella vita della comunità, della città a misura di persona; per Maritain non è che una dimensione della filosofia che emerge quando questa aspirazione personalista si trovi a dover reagire a condizioni storiche critiche. Anche oggi ci troviamo nella medesima urgenza, quando l’oggettivo universo in cui l’uomo si trova supera la soglia dell’estraneità, della impersonalità che pongono con urgenza la questione del soggetto, che lo fanno insorgere contro “gli eccessi della filosofia delle cose” e lo spingono ad interrogarsi su sé stesso e sul significato umano del mondo. Il personalismo emerge quando un pericolo elevato di cosificazione dell’uomo.

Nella storia del moderno e del post-moderno i processi di personalizzazione hanno trovato e trovano sempre resistenze, ostacoli, rallentamenti, cadute, regressione. Nel consilium Dei la storia è lineare, nell’esperienza e comprensione umana è tortuosa e contraddittoria: storico e metastorico sono in relazione, a volte si confondono, ma non sono sovrapponibili. L’evenement, l’avvenimento storico, è capace di illuminare il buio del pragmatismo e del nichilismo, di superare le pretese prometeiche e la logica di dominio. Il post-moderno può trovare nel rapporto unità/pluralità una nuova razionalità equidistante dal razionalismo e l’irrazionalismo assoluto. Ricoeur afferma che, a differenza della nozione di coscienza, soggetto, io, quella di persona riesca a sopravvivere e resistere alla decostruzione antropologica in atto nella nostra cultura.

Maritain è alla confluenza tra cristianesimo sociale e liberale, ricerca un nuovo modello di rapporti tra Stato e Chiesa, non rifiuta il termine di “cristianità”, ma propone un “umanesimo integrale”; ammette la società pluralista, la sua eterogeneità interna, e moltiplica le libertà; Mounier invece è favorevole ad una rottura rivoluzionaria. I due concordano nel rifiuto della società borghese, definito “disordine stabilito”, e il collettivismo comunista, ma per costruire la nuova società Maritain prevede tempi lunghi, Mounier è invece favorevole ad una rottura rivoluzionaria; insieme con Peguy avrà simpatie per antiparlamentarismo, memori del degrado e della crisi di questa istituzione nei sistemi borghesi liberali. Le carenze della democrazia parlamentare sono l’irresponsabilità, il gusto della retorica e quindi della propaganda, l’incompetenza. Tutti, però, condivideranno l’affermazione di Peguy “La rivoluzione sociale o sarà morale o non sarà”.

Il rapporto tra Cristianesimo e democrazia tra Otto e Novecento è stato difficile e travagliato, anche per la peculiarità della Chiesa come istituzione; nella nostra esperienza ecclesiale infatti tutti i documenti, a tutti i livelli, parlano piuttosto di partecipazione.

Tra personalismo e democrazia esiste un rapporto non casuale, occasionale, epidermico, ma strutturale e profondo. Il concetto di democrazia in Occidente è nato, si è strutturato e affermato in quanto fondato e sorretto da quello di persona e quando quest’ultimo nel corso della storia è entrato in crisi, anche quello di democrazia ne ha pagato lo scotto. Il pensiero laico, Norberto Bobbio ad esempio, l’ha pensato come un insieme di regole che stabiliscono chi è autorizzato ad assumere decisioni collettive e con quali procedure; ma lo stesso autore nell’ultimo tratto della sua riflessione (Il futuro della democrazia) ha intravisto il rischio di una sorta di “svuotamento etico” e ha riaffermato la categoria fondamentale di persona come datrice di senso e significato alla convivenza civile e alla giustizia sociale. La persona è alla base della politica come crescita complessiva e generale della società civile e limite dell’azione assoluta dello Stato, nell’ottica di una governabilità che si sottragga ai rischi di autoritarismo da un lato e di manipolazione dall’altro.

La sfida quasi un secolo fa fu istituzionale: elaborare un nuovo progetto di società; economico-sociale: abbandonare ogni grettezza corporativistica; spirituale: urgenza personalista.

Vorrei concludere rileggendo con voi alcuni versi del Paradiso di Dante:

Oh abbondante grazia ond’io presunsi ficcar lo viso per la luce etterna, / tanto che la veduta vi consunsi! / Nel suo profondo vidi che s’interna legato con amore in un volume, / ciò che per l’universo si squaderna: / sustanze e accidenti e lor costume, quasi conflati insieme, per tal modo / che ciò ch’i’ dico è un semplice lume. / La forma universal di questo nodo credo ch’i’ vidi, perché più di largo, / dicendo questo, mi sento ch’i’ godo.                                

Sono rimasto sempre colpito, senza assurgere ovviamente a filologo del testo, quando contemplando Dio uno, nell’unità della Sostanza e nella trinità delle Persone, il nostro ci dice di aver visto nella luce divina, tenuto insieme dall’amore “sustanze e accidenti e lor costume” mi ha sempre affascinato questa triplice congiunzione e che in questa luce legata dall’amore siano chiaramente visibili anche gli accidenti, tutto ciò che potremmo colloquialmente definire res di non grande valore.

Quella circulazion che sì concetta pareva in te come lume reflesso, / da li occhi miei alquanto circunspetta, / dentro da sé, del suo colore stesso, mi parve pinta de la nostra effige: / per che ‘l mio viso in lei tutto era messo.

Qui c’è a mio avviso il fondamento teologico e filosofico e spirituale e etico del nostro Umanesimo personalista. A mio avviso è di nuovo questa la sfida che abbiamo davanti: un rinnovato spirito, una rinnovata urgenza etica, personalista.

di Piero Bongiovanni, professore e delegato MEIC regione Basilicata – Relazione tenuta in occasione dell’omonimo evento tenutosi a Potenza, in parco del Seminario, lunedì 20 ottobre 2025 e organizzato dal gruppo Meic di Potenza.