Il Meic al Giubileo dei Movimenti: l’appello di Leone XIV a una Chiesa e un mondo senza barriere
Domenica 8 giugno oltre 70.000 persone hanno affollato piazza San Pietro per partecipare alla Messa conclusiva del Giubileo dei Movimenti, delle Associazioni e delle nuove Comunità, che ha coinciso con la solennità della Domenica di Pentecoste. Anche il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (Meic) era presente con una sua delegazione, guidata dal vicepresidente nazionale Maurizio Ambrosini, che già nella giornata di sabato 7 giugno aveva preso parte al pellegrinaggio giubilare attraversando la Porta Santa e partecipato alla veglia di Pentecoste sempre in piazza San Pietro.
«Lo Spirito apre le frontiere»
Nella sua omelia, Papa Leone XIV ha evocato con forza l’esperienza del Cenacolo, dove «discende su di noi il dono dello Spirito Santo», ravvivando la memoria viva della Pentecoste e spalancando il cuore della Chiesa al mondo. «Lo Spirito apre le frontiere», ha ripetuto più volte il Pontefice, indicando in questa immagine la chiave spirituale del Giubileo appena vissuto. Il Papa ha richiamato le parole di Benedetto XVI su Babele, sottolineando che “la Chiesa deve sempre nuovamente divenire ciò che essa già è: deve aprire le frontiere fra i popoli e infrangere le barriere fra le classi e le razze. In essa non vi possono essere né dimenticati né disprezzati”.
Un appello che si è fatto personale e profondo, quando Leone XIV ha denunciato le “durezze, chiusure, narcisismi” che paralizzano le persone nel proprio individualismo e ha invitato a lasciarsi trasformare dallo Spirito, che «viene a sfidare in noi il rischio di una vita che si atrofizza». Nel tempo della connessione digitale ma della disconnessione umana, il Papa ha affermato che «siamo sempre connessi eppure incapaci di “fare rete”, immersi nella folla eppure viaggiatori spaesati e solitari».
La Chiesa come spazio ospitale
Uno dei passaggi più forti dell’omelia ha toccato la missione ecclesiale: «Siamo davvero la Chiesa del Risorto e i discepoli della Pentecoste soltanto se tra di noi non ci sono né frontiere né divisioni». Il Papa ha esortato a costruire comunità che sappiano dialogare, accogliere, integrare le diversità e «diventare uno spazio ospitale verso tutti». Parole che risuonano in sintonia con la vocazione del Meic, da sempre impegnato a coltivare un pensiero credente capace di incontro e discernimento, fedele alla Chiesa e aperto al mondo.
Un grido contro la solitudine e l’odio
La Messa si è conclusa con un accorato appello alla pace: «Invochiamo lo Spirito dell’amore e della pace, perché apra le frontiere, abbatta i muri, dissolva l’odio e ci aiuti a vivere da figli dell’unico Padre». In un mondo segnato da «discordia, divisione, anestesia dell’indifferenza e solitudine», il Papa ha chiesto che il vento gagliardo dello Spirito venga su di noi e rinnovi la Chiesa e il mondo. Per il Meic, la partecipazione a questo Giubileo è stata un segno di unità e di speranza, ma anche un rinnovato mandato: testimoniare nella cultura e nella società una fede che non esclude, ma trasfigura; che non si chiude, ma abbraccia; che non teme il confronto, ma lo cerca come occasione di verità e di carità.



