1. Home
  2. Meic nazionale
  3. Legge sul Fine Vita in Toscana: l’opinione della Presidenza del MEIC
0

Legge sul Fine Vita in Toscana: l’opinione della Presidenza del MEIC

0


Nel rispetto delle diverse sensibilità del mondo cattolico, in attesa dell’espressione democratica nella sede parlamentare, riguardo al tema del fine-vita, la Presidenza nazionale del MEIC esprime le seguenti considerazioni:

1. Le donne e gli uomini di oggi si pongono il problema della gestione della vita umana in termini inediti, nel contesto di una diffusissima concezione della vita che risente del senso forte di libertà individuale, di nuove possibilità offerte dalla tecnologia, nonché dell’organizzazione economica di alcuni macrosistemi, come quello sanitario. La questione relativa alla scelta di morire – quando ci si trovi nelle condizioni elencate nella sentenza costituzionale n. 242/2019 – richiede l’opportuna considerazione delle esigenze dell’uomo di oggi, che sono vere e vitali, e il rispetto di tutte le scelte possibili, nella consapevolezza che solo Dio legge nel cuore dell’uomo.

2. Non solo la legge, ma la fede e la cultura possono e debbono rispondere facendo appello ai valori più alti della nostra civiltà, solennemente racchiusi nella Carta costituzionale e nella Carta dei diritti fondamentali dell’U.E., che dal lievito cristiano sono stati largamente fecondati: la profondità della riflessione culturale, teologica, filosofica e giuridica sviluppatasi nella Chiesa sul tema della fine della vita (come anche su quello della vita nascente), è fondamentale e deve essere ritenuta al servizio del Paese.

3. Riteniamo dunque senz’altro urgente un intervento legislativo nazionale, essendo il piano nazionale costituzionalmente più adatto a definire le condizioni del diritto alla vita, alla salute e alle cure: la legge deve essere costruita sulla base del dettato della sentenza n. 242/2019 della Corte costituzionale, adeguatamente valorizzando la possibilità del ricorso alle cure palliative per lenire la condizione di sofferenza dei pazienti.

4. Riteniamo tuttavia che è oggi maturo il tempo in cui la sensibilità dei cattolici torni ad estendersi anche alle altre fasi della vita: l’interesse del cristiano – e del cattolico – non deve essere richiamato (e concentrarsi) solo sul tema dell’inizio e della fine della vita, come il suo impegno in favore della vita non si risolve di fatto nei Centri di Aiuto alla Vita e negli Hospice, ma anche negli oratori, nelle scuole, nelle associazioni di volontariato, nelle attività professionali… La scelta fondamentale del cristiano è l’opzione preferenziale per gli ultimi, per la vita ovunque essa abbia bisogno di essere difesa, per dirla nei termini biblici, tanto del Nuovo come dell’Antico testamento (da Esodo a Deuteronomio, da Isaia a Geremia, nei Salmi e nei Proverbi, in Giacomo…): lo straniero, l’orfano, la vedova, il povero… Papa Francesco d’altra parte ha richiamato più volte l’attenzione sulla “vita tout-court”, ad esempio nel Discorso all’Associazione Scienza e Vita del 2015: “È attentato alla vita la piaga dell’aborto. È attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la morte per denutrizione. È attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia. Amare la vita è sempre prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente.” È quindi, a nostro avviso, per un verso utile che una presa di posizione dei cattolici sia invocata su tutti i temi che riguardano la vita e soprattutto che i cattolici si sentano interpellati su tutta la sanità, sulla gestione dei flussi migratori, sui giovani, sul calo demografico, sulle aree interne, sulla crescente povertà degli Italiani, sul futuro dell’Europa nel drammatico scenario del mondo… A questo mondo il cristianesimo può dare il suo contributo, ridefinendo l’umano, nella sua integralità, attraverso “un nuovo umanesimo”, come si disse nel Convegno Ecclesiale di Firenze nel 2015. Il MEIC, dal proprio canto, propone la questione antropologica come tema nel prossimo triennio durante le tradizionali settimane teologiche di agosto e si impegna a costruire una visione politica complessiva, che nel presente contesto non può non assumere un respiro europeo: bisogna che la nostra intelligenza ed il nostro impegno siano rivolti verso una nuova Camaldoli Europea!

a cura della Presidenza Nazionale del Meic