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I 100 anni di Pax Romana

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Nel luglio del 1921 nasceva a Friburgo, in Svizzera, Pax Romana, la confederazione internazionale degli studenti cattolici, ai quali si sarebbero aggiunti nel 1947 i laureati, rappresentati in Italia prima dal Movimento Laureati di Ac e poi dal Meic. Cent’anni dopo Pax Romana è ancora attiva e operosa in tutto il mondo e porta, anche attraverso i movimenti nazionali affiliati, un contributo significativo nella sfida decisiva della carità intellettuale, nella Chiesa e nella società. Per celebrare questo importante anniversario, domani sabato 24 luglio alle 15 ora italiana si terrà su Zoom un evento celebrativo: per registrarsi è necessario compilare questo modulo.

Sempre per onorare questo centenario, Avvenire ha pubblicato alcuni giorni fa nella pagina degli editoriali un contributo molto bello di Stefano Ceccanti, che riportiamo.


Quel fertile e globale luogo di dialogo tra Chiesa e società

di Stefano Ceccanti (da Avvenire, 21 luglio 2021)

Caro direttore, una vecchia foto sul sito di Pax Romana ci riporta al luglio 1921, quando nacque l’associazione internazionale degli universitari cattolici. Per la Fuci c’era Giuseppe Spataro, di lì a poco ai vertici del Ppi. In quel primo periodo fu molto attivo anche Pier Giorgio Frassati, che vedeva in questa apertura delle associazioni e delle istituzioni un vaccino importante rispetto ai nazionalismi. Il nome riecheggiava il verso di Dante che richiamava all’universalità del cristianesimo («quella Roma onde Cristo è Romano») oltre a ricordare i circa duecento anni di pace in cui si collocò anche la nascita di Gesù. Pax Romana svolse un primo congresso a Bologna nel 1925, insieme a quello della Fuci. Un terreno minato: quattro anni prima della Conciliazione la Fuci lo aveva posto sotto il patrocinio del Re per proteggersi dalle minacce fasciste, ma ciò creò un serio problema col Vaticano, che si risolse affidando a Giovanni Battista Montini e a Igino Righetti la guida della Federazione, Per gli anni successivi vi fu una grande prudenza sui rapporti internazionali per non sfidare il regime nazionalista. Però Montini ebbe lo stesso un’influenza chiave, insieme a Maritain. L’impostazione era quella che troviamo nel volumetto del 1930 ‘Coscienza Universitaria’.

La Chiesa aveva perso influenza nelle università e nel mondo della cultura; se voleva riacquisirla doveva pensare in termini di rapporto biunivoco, ossia essa aveva certo da dare a questi ambienti, ma aveva anche da ricevere. In particolare ciò richiedeva un attento discernimento dei vari aspetti della modernità e una rilettura positiva della democrazia. «La verità non è folgorazione d’un lampo; è progressivo, graduale, quasi inavvertito albeggiare di luce», scriveva Montini. E per Maritain andava superata «la scissione fra principio democratico e principio cristiano in Europa, dove gli animi sono divisi tra un cristianesimo irriducibilmente formato nella sua struttura e nella sua dottrina, ma per troppi anni isolato dalla vita del popolo, e l’infedeltà aperta e militante o l’odio per la religione». Nel 1947, seguendo lo stesso schema italiano che aveva fatto sorgere dalla Fuci il Movimento Laureati, Pax Romana si arricchì di un secondo ramo.

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