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“Riforme costituzionali, un invito alla resistenza”

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28 Aprile 2015

Il tema delle riforme istituzionali sta suscitando un vivace dibattito nel Paese; e di esso daremo conto nel numero di Coscienza che uscirà nelle prossime settimane. In questi giorni alcuni amici ci hanno trasmesso una lettera di Grazia Portoghesi Tuzi inviata a numerosi parlamentari: la pubblichiamo volentieri poiché essa rappresenta un contributo appassionato che speriamo possa suscitare riflessioni e commenti anche su questo nostro sito. (Beppe Elia)


Purtroppo non so rimanere in silenzio e così giorni fa ho inviato questa lettera a numerosi deputati, soprattutto ai dissidenti PD, per chiedere loro di essere coerenti e di evitare di votare una riforma che, insieme a quella costituzionale, condurrà l’Italia verso una perdita delle garanzie democratiche e uno stravolgimento della nostra Carta costituzionale.
Il 21 novembre del 1946 Dossetti propose alla discussione dei costituenti un articolo, poi non inserito, sul “diritto alla resistenza”. L’articolo affermava che: “La resistenza individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino”.
Penso che sia arrivato il momento di reclamare quel diritto alla resistenza. Io lo devo a zia Laura, a papà, a tutti i membri della Comunità del Porcellino. Ma tutti noi lo dobbiamo a quanti seppero sacrificare le loro vite per offrirci un’Italia libera e democratica.

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Caro deputato,

sono Grazia, nipote di una donna straordinaria, Laura Portoghesi, che nel primo dopoguerra decise di dare il suo contributo alla ricostruzione del Paese ospitando nella sua casa un gruppo di Costituenti (tra cui Dossetti, La Pira, Lazzati, Bianchini, Fanfani, Gotelli) che contribuirono prima alla Liberazione dell’Italia e poi diedero un’impronta fondamentale all’elaborazione della nostra Carta Costituzionale. Come ha scritto Raniero La Valle quell’accoglienza fu così importante nel lavoro della stesura della Costituzione che “di qualche articolo si potrebbe dire in quale stanza della casa fu scritto”.

Le nostre madri e i nostri padri costituenti lavorarono con grande lena per erigere la “casa comune” sulle fondamenta della verità, secondo giustizia con sconfinato amore e rispetto per la libertà.
Una Costituzione che non è solo un susseguirsi di principi giuridici ma che racchiude in sé un bellissimo progetto di Paese, una comunità solidale, basata sui valori della democrazia e dell’uguaglianza. Lo straordinario rilievo della nostra Carta sta nel fatto di fondare ogni articolo sulla persona umana e sulla sua dignità. Una società basata su una democrazia sostanziale nel segno della giustizia che vuole essere al contempo sociale ed economica, dove la risoluzione dei bisogni primari -la fame, il lavoro, la scuola e la salute- sono al centro del progetto politico.

La superficialità, l’arroganza e la leggerezza con cui si sta mettendo mano alla riforma costituzionale e alla legge elettorale, in nome di una presunta efficienza e modernità, atterrisce.

Come ricordava Dossetti, la Costituzione è soprattutto una sorta d’impegno verso i molti che durante la guerra e la Resistenza diedero la loro vita cercando un futuro più giusto per l’Italia. Ricordo che quando nel 1994 Berlusconi provò a cambiarla (nulla rispetto allo scempio dell’attuale riforma) lui da monaco non esitò a far sentire la propria voce per difenderla. Denunciò e avanzò il sospetto che “la denigrazione aprioristica e molto confusa del nostro patto costituzionale fosse diventata in realtà facile pretesto non all’impossibilità ma all’incapacità di governare e di avviare gradualmente la nostra comunità nazionale”. (1995)

E quanto attuali sono le parole da lui rivolte al progetto di riforma berlusconiano quando scrive: “Gli assalti alla sovranità ‘mitica’ che seduce il popolo ma in sostanza lo viola e lo delegittima avrà come conseguenza il passaggio da una democrazia rappresentativa parlamentare con le sue mediazioni dialogiche a una democrazia populista a influenza mediatica”.

Purtroppo se tali riforme passeranno, è questo ciò che accadrà.

Se si voleva superare il bicameralismo perfetto si poteva pensare ad una Camera Alta formata da figure qualificate ed elette, che si occupassero di questioni rilevanti, etiche economiche e sociali, capaci di difendere uno Stato sociale di Diritto. Con queste riforme, in nome di una presunta modernità, si stanno distruggendo tutte le garanzie democratiche previste dai Costituenti.

E se Dossetti, La Pira e Lazzati già denunciavano l’incapacità di pensare politicamente, ciò che sta avvenendo ora dimostra l’esaurimento intrinseco di tutta una cultura politica e dell’etica conseguente. E’ sufficiente ascoltare le ragioni dei promotori della riforma per comprendere il vuoto che c’è dietro.

E allora mi auguro che al momento del voto sappiate dimostrare che la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa e l’etica politica non sono valori negoziabili.

Mi auguro che voterete secondo coscienza ricordando le tante persone che hanno sacrificato la loro vita per offrirci quella libertà che celebreremo il prossimo 25 aprile.

E visto che, in base all’art.67 della costituzione, “ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”, ricordate che ognuno di voi sarà responsabile del proprio voto davanti ad ogni cittadino, anche davanti a quelli che sacrificarono la loro vita per costruire un’italia migliore.

Non dimenticate mai che i principi e i valori sanciti dalla nostra costituzione non potranno sopravvivere se questa non sarà assunta con amore così come con amore è stata scritta.

Grazia Portoghesi Tuzi