I giovani del Meic in dialogo sui “legami affettivi”
articolo a cura di Niccolò Bonetti
Il terzo incontro del Meic Giovani, intitolato “Giovani e metamorfosi dei legami affettivi”, ha visto come relatore Martin M. Lintner, professore di teologia morale allo Studio Teologico Accademico di Bressanone ed autore del recente volume “Teologia morale sessuale e familiare. Una prospettiva di etica relazionale” (Queriniana 2024). Prossimamente uscirà il suo libro di carattere divulgativo “Oltre i divieti. La morale sessuale cattolica in via di trasformazione” (San Paolo 2025).
Il professore ha aperto l’incontro con una breve introduzione, spiegando come la sessualità umana sia profondamente connessa al corpo e si manifesti attraverso le relazioni interpersonali. Esiste un vero e proprio linguaggio corporeo, inteso non solo come dimensione fisica, ma come espressione dell’interiorità di una persona che sceglie di donarsi attraverso il proprio corpo, creando una relazione con l’altro. La sessualità si presenta dunque come una forma intima di comunicazione, che non può essere ridotta a meri “atti”, separati dal contesto relazionale. Come ogni linguaggio e relazione, il sesso può trasmettere amore e affetto, ma può anche essere usato per manipolare, fare violenza o dominare, sfruttando la vulnerabilità delle persone. Secondo l’insegnamento della Chiesa, il matrimonio rappresenta il contesto adeguato per una piena realizzazione della sessualità di cui fa parte anche la fecondità e quindi la possibilità della comune genitorialità di una coppia. Tuttavia, questa visione solleva importanti domande. Quale posto occupano le coppie conviventi, che pur non corrispondendo in modo pieno all’ideale cristiano del matrimonio, vivono relazioni di amore stabile e fedele? Anche queste unioni meritano un accompagnamento pastorale, evitando inutili moralismi e tentando di capire le loro ragioni sociali, economiche o psicologiche. Un’altra questione aperta riguarda le persone omosessuali: come valutare chi è attratto solo da individui dello stesso sesso? Mentre la posizione del magistero chiede loro l’astinenza, una parte significativa della teologia morale e pastorale contemporanea suggerisce una valutazione delle unioni omosessuali in un’ottica di etica relazionale e non semplicemente di apertura alla procreazione.
Terminata l’introduzione del professore, sono iniziate le domande e le riflessioni da parte del gruppo Meic.
La prima riflessione è stata di Niccolò Bonetti, il quale ha sottolineato come storicamente la Chiesa abbia interpretato la sessualità e il matrimonio in termini giuridici e biologici,enfatizzando la procreazione e il mantenimento dell’ordine sociale. Pur riconoscendo alcune aperture pastorali con papa Francesco, egli ha evidenziato che la dottrina rimane nei fatti immutata, nonostante un significativo dissenso ecclesiale. Bonetti ha quindi suggerito una revisione della dottrina in senso più dinamico, meno centrato sull’istituzione matrimoniale e più sull’etica delle virtù e sull’integrazione tra spiritualità ed erotismo. Lintner ha condiviso questa analisi e ha espresso l’auspicio che il magistero possa, prima o poi, recepire queste istanze.
Stefano Pignataro ha invece sollevato il tema della paura del contatto relazionale che sarebbe presente in molti giovani e di cui è espressione il sesso virtuale. Il professore ha incentrato la sua risposta sulla diffusione delle app di dating che non favoriscono la creazione di relazioni stabili e durature ma sono strumenti per contatti fugaci, offrendo una soddisfazione solo temporanea. I social media possono aiutare a costruire relazioni e a mantenerle anche a distanza e durante i periodi di separazione, ma possono anche essere un ostacolo all’impegno verso un’altra persona e alla cura delle amicizie che, in una certa misura, necessitano di un contatto fisico e di una presenza concreta. Un altro tema affrontato da Lintner riguarda la pornografia, la quale propone ai giovani una rappresentazione irreale della sessualità, sganciata dalle relazioni interpersonali. Le persone, o meglio i loro corpi, vengono rappresentate senza che i bisogni e i sentimenti personali dei soggetti raffigurati abbiano alcun significato.
Davide Sabatini ha chiesto poi come deve comportarsi una coppia cristiana che vuole rimanere nella Chiesa, pur non riuscendo a condividere la morale cattolica sul tema. Lintner ha spiegato che la questione non riguarda semplicemente il rispetto delle norme della Chiesa, ma l’impegno a vivere secondo il Vangelo. La Chiesa ha il ruolo di formare le coscienze, le quali sono responsabili del giudizio finale, senza sostituirsi a esse. In particolare, nel caso delle convivenze, è importante interrogarsi su come esse vengano vissute: se rappresentano occasioni di cura, amore, responsabilità reciproca e fedeltà, oppure no. Nell’accompagnamento pastorale è importante prestare attenzione anche a ciò che impedisce ad una coppia convivente il matrimonio e a come superare eventuali ostacoli.
Niccolò Bonetti ha proposto altre due domande. La prima riguarda le persone non binarie, che, a suo dire, metterebbero in crisi l’antropologia cattolica fondata sulla differenza uomo-donna. La seconda domanda si chiede se la visione cattolica della sessualità sia ancora troppo influenzata da una prospettiva androcentrica. Lintner condivide le riflessioni e risponde sottolineando la necessità di superare una visione essenzialista del maschile e del femminile. Mascolinità e femminilità sono due poli dell’identità di genere ma non ne esauriscono le possibilità. Inoltre, in riguardo alla prospettiva androcentrica viene criticata la categoria del “genio femminile”, intesa come una costruzione maschile che definisce che cosa e come una donna debba essere.
Marco Tarallo, partendo dalla constatazione che c’è spesso un conflitto fra le norme ecclesiali e la libertà delle persone in materia di relazioni, afferma che la Chiesa non dovrebbe rispondere alla domanda del “che cosa” o del “chi”, ma a quella del “come”, cioè alla modalità della relazioni. Inoltre la Chiesa ha avuto problemi negli ultimi secoli a relazionarsi con le sfide della modernità: Tarallo si chiede se questo tema potrebbe essere l’occasione per riattivare un dialogo fra cattolicesimo e società contemporanea. Lintner risponde che il semplice “come” non è sufficiente nelle relazioni, poiché anche con le migliori intenzioni si possono compiere azioni errate. È necessario un punto di vista oggettivo, che egli identifica nella volontà di donare sé stessi per il bene dell’altra persona. Dalla cultura contemporanea, tuttavia, la Chiesa può sicuramente imparare quanto sia importante il rispetto dell’autodeterminazione, purché nella sua realizzazione sia rispettata la dignità di ogni persona.
Nicola Mariani evidenzia infine che la comprensione della sessualità varia radicalmente tra le culture e questo è fonte di gravi dissensi nelle chiese che hanno una dimensione globale. Lintner risponde affermando che è importante imparare di più dalle culture extraeuropee, pur mantenendo invariato il rispetto per la persona.

