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Legge elettorale, tra le associazioni cattoliche anche il Meic: «La priorità è ridare voce alla democrazia»

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Tra le associazioni cattoliche che si sono ritrovate a confronto sulla legge elettorale, nel pieno di un dibattito acceso sulle regole del voto, c’era anche il Meic, rappresentato dal presidente Luigi D’Andrea. Un’occasione, a due anni dalla Settimana sociale di Trieste, per ritrovarsi fra le realtà che ne furono protagoniste e chiedersi, insieme, come “ridare voce alla democrazia”, con l’omonimo incontro che si è tenuto lo scorso 6 luglio a Roma, presso l’Istituto Luigi Sturzo in via delle Coppelle.

Tante voci e tante proposte si sono confrontate, “con lo stesso spirito sinodale di Trieste”, come ha sottolineato Sebastiano Nerozzi, segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei Cattolici. Ad aprire e moderare il confronto è stato Agostino Giovagnoli, vicepresidente dell’Istituto Luigi Sturzo, che ha puntato soprattutto sul ruolo dei corpi intermedi, richiamando i “mondi vitali” di cui parlava efficacemente Achille Ardigò e sottolineando la necessità di maggiore coraggio nel portare avanti le proprie istanze, a partire dal tema del ritorno a un diritto di scelta da parte del cittadino-elettore. “Le nostre associazioni fanno aggregazione politica”, gli ha fatto eco Nerozzi, ricordando che quando nacquero le Settimane sociali i cattolici non partecipavano al voto, eppure erano già grandi protagonisti politici.

Patrizia Giunti, presidente della Fondazione Giorgio La Pira, ha richiamato la cosiddetta “legge truffa” del 1953, che agiva in un quadro in cui a votare andava il 94% degli elettori. Proprio per questo si è detta d’accordo con lo storico Paolo Pombeni, che propone di inserire anche una soglia di partecipazione al voto per far scattare il premio di maggioranza. No alle scorciatoie, ha concluso Giunti, perché i “segni dei tempi” tanto cari a La Pira portano al rischio di liberarci della democrazia in nome di un algoritmo.

Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, è partito dal ricordo dell’amicizia con Giovagnoli, che lo ha invitato all’incontro: quarant’anni fa, ha osservato, una cosa del genere non sarebbe accaduta, perché nel frattempo il mondo è andato avanti. Anche lui ha ripreso il tema dei corpi intermedi, schiacciati da un bipolarismo basato su partiti di plastica, che non fanno più i congressi, e sulla teoria dell’uomo solo al comando. In questa situazione, ha avvertito Vittadini, non serve dare più potere all’esecutivo: è al Parlamento che bisogna restituire forza, ricordando che un tempo l’80% delle leggi si facevano nelle commissioni, con il concorso di tutti.

Per le associazioni hanno preso la parola, insieme al presidente del Meic Luigi D’Andrea, anche Giuseppe Notarstefano, presidente dell’Azione Cattolica, Emiliano Manfredonia delle Acli, Francesco Scoppola e Roberta Vinci dell’Agesci, Ernesto Preziosi di Argomenti 2000, Andrea Dellabianca della Compagnia delle Opere, Laila Simoncelli della Comunità Papa Giovanni XXIII, Adriano Roccucci della Comunità di Sant’Egidio, Luca Piras e Sara Mentzel per l’Ordine Francescano Secolare d’Italia, e Argia Albanese del Movimento politico per l’Unità d’Italia.

Come ha raccontato il giornalista Angelo Picariello sulle colonne di Avvenire, Notarstefano ha detto no alla “cultura del nemico”, citando Vittorio Bachelet e ricordando che i cattolici non hanno nemici, per poi affacciare il tema del voto ai fuorisede, ripreso un po’ da tutti come un’assoluta priorità. “Siamo preoccupati per un populismo che non ci fa sentire popolo”, ha detto Manfredonia, “e per la ricerca della stabilità, che è sì importante, ma non quanto la rappresentanza”. Anche Dellabianca, per la Cdo, si è detto favorevole, pur considerando l’importanza della stabilità di governo, a che venga ricreato un rapporto diretto fra cittadino ed elettore. Una “democrazia in uscita”, negli auspici anche di Roccucci. Fondamentale, per Alfonso Luzzi, presidente del Mcl, che nel suo messaggio respinge la lettura di parte data all’incontro, è anche riprendere il legame fra politica e territorio.

Per Argia Albanese, ex deputata, espressione del Movimento dei focolari, è già un valore in sé ritrovarsi fra posizioni differenti, perché indica un metodo nuovo anche a una politica polarizzata come quella attuale. Un’occasione colta solo in parte dal mondo politico, a giudicare dalle presenze nel salone dello Sturzo, dove si è tenuto l’incontro, dove si sono viste soltanto figure legate ai partiti di opposizione, intervenute ai massimi livelli con i rispettivi leader. Gli inviti, ha precisato Giovagnoli nel dare la parola a Elly Schlein e poi a Giuseppe Conte, erano stati rivolti a tutti i capigruppo e ai componenti delle commissioni Affari Costituzionali: “Grazie a chi è venuto, con gli altri continueremo a bussare”.

“Abbiamo una critica ferrea alla proposta in discussione di legge elettorale, un premio di maggioranza abnorme, le liste bloccate, l’indicazione obbligatoria del premier che è un antipasto al premierato. Continueremo a fare muro”, ha avvertito la segretaria del Pd Elly Schlein, spiegando di aver proposto il nome “Alleanza per la Costituzione e la democrazia” perché nella Costituzione c’è un progetto non ancora realizzato, fatto di trasparenza, partecipazione, responsabilità, e della realizzazione di un progetto inclusivo. Anche Enrico Borghi di Italia Viva si è schierato a favore del voto di preferenza e di quello ai fuorisede.