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Europa. La lettera di Campanini (Meic Parma) a Serra: «Cento piazze il 9 maggio»

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Pubblichiamo qui di seguito una lettera aperta che Guido Campanini, del Meic di Parma, ha inviato a Michele Serra, che aveva proposto – e dalla sua proposta è nata – la “Piazza per l’Europa” che si è tenuta a Roma, in piazza del Popolo, lo scorso 15 marzo.

Nella sua lettera Campanini ringrazia Serra per la sua iniziativa, ma critica anche il mancato ricordo, quel giorno, dei «veri “padri fondatori dell’’Europa, ovvero De Gasperi, Schuman, Adenauer, Spaak, Monnet» e soprattutto lancia una nuova proposta in vista del prossimo 9 maggio, la “Festa dell’Europa”.

Gentile Michele Serra,

mi chiamo Guido Campanini, ho 67 anni, sono un ex dirigente scolastico (Liceo classico Romagnosi di Parma), ora in pensione, e sono attivo nell’associazionismo cattolico, in particolare nel MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale).

Prima di tutto: grazie. Questa è la parola più importante di questa lettera, più importante delle altre cose che mi permetto di scriverle. Sono a nato a Roma nel 1957: come l’Europa, Vivo a Parma da quando avevo sedici anni; sono parmigiano, emiliano, italiano, ma mi sento soprattutto europeo. Vorrei che i confini nazionali e i singoli Stati diventassero come i confini fra i ducati e i regni italiani dopo il 1861.

E non ha più importanza, oggi, che i mazziniani volessero un’Italia repubblicana (che oggi c’è), che Cattaneo volesse un’Italia federale, Gioberti un’Italia con a capo il Papa e Cavour un’Italia monarchica e costituzionale. Negli anni 1859-61 l’unico progetto realistico era quello di Cavour, persino Garibaldi gli consegnò le sue conquiste. Ed anche per fare l’Europa occorre sposare un progetto realistico, realizzabile – senza rinunciare a futuri cambiamenti, ma accettando le sfide presenti in attesa di quelle future: spesso il meglio è nemico del bene e oggi dobbiamo avere il coraggio di fare l’Europa a partire dalla reale situazione del nostro tempo, molto critica, molto imperfetta, molto diversa da come la sogneremmo. Intanto, però, facciamola davvero l’Europa, ci sarà tempo per migliorarla; se non si comincia, si rimane sempre al di qua del guado.

Ero a Roma, lo scorso 15 marzo, in piazza del Popolo (che in realtà vuol dire piazze del Pioppo). Sono rimasto un paio d’ore ad ascoltare gli appassionati discorsi dei suoi ospiti, poi le mie gambe mi hanno chiesto di muoversi, e poi, di sedersi. Scommessa vinta, la sua, la nostra, e non deve essere stato facile realizzarla. Perciò, di nuovo: grazie!

Mi permetto ora sommessamente una piccola critica ed una proposta per l’immediato futuro. E’ stato più volte ricordato e celebrato il “Manifesto di Ventotene”. Mi sono commosso ascoltando la figlia di Colorni, e figlia putativa di Spinelli. Il momento più bello di quel pomeriggio. Ma avrei desiderato che fossero ricordati anche i veri “padri fondatori” dell’Europa, ossia De Gasperi (che morì con la ferita della mancata approvazione francese della CED, la Comunità Europea di Difesa – ora siamo ancora a quel punto…), Schuman, Adenauer, Spaak, Monnet – quasi tutti democratici cristiani, quasi tutti gente diconfine, che aveva visto insanguinati più volte, quei confini. Ma sul palco non si è vista la presenza di chi, di quella tradizione politica e culturale, è erede.

Certamente non si poteva invitare Mattarella, ma – per esempio – Agnese Moro, o la moglie e i figli di David Sassoli (anche se magari sono stati invitati, ma non potevano venire), o qualche altra personalità, magari non notissima al grande pubblico, che potesse dar voce all’europeismo di matrice cattolica, e religiosa in genere. Infatti – mi permetto di dire – l’Europa è molto più figlia della tradizione politica dei democratici cristiani che della sinistra: il PCI fu sempre contrario al processo europeo, per svariate ragioni, e solo negli anni Ottanta del secolo scorso divenne finalmente una forza europeista, grazie anche alla passione dell’on. Napolitano.

Vengo alla proposta, a quel suo “non perdiamoci di vista” variamente interpretato il giorno dopo dai suoi colleghi giornalisti. L’Europa ha una data di nascita. Il 9 maggio 1950 il Ministro degli Esteri francese Schuman lesse una dichiarazione (predisposta da Monnet) con la quale invitava la Germania, e quanti altri avrebbero voluto partecipare al progetto, a dar vita a quella che di lì a poco sarebbe diventata la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, la cosiddetta “Europa dei Sei”, l’Europa “carolingia”. Il 9 maggio è perciò la “Festa dell’Europa”, che passa spesso sotto silenzio. Allora, gentile Michele Serra, perché non prova a convocare, alle 18 di quel giorno, “Cento piazze europee per l’Europa”?

Invitando tutti i cittadini europei a recarsi nella piazza della propria città per dire che è giunta l’ora di fare davvero l’Europa. Un’Europa plurale e sociale, federale ma coordinata, con politiche sociali, fiscali, economiche veramente integrate, con un’unica politica estera, un’unica difesa, con ambasciate europee e non nazionali. Lei certamente riuscirà a riunire “dodici stelle” della cultura europea, per scrivere un piccolo, ma incisivo testo da leggere in diverse lingue nelle diverse piazze europee.

Ascolteremo l’Inno alla Gioia, sventoleremo la bandiera blu, rileggeremo la dichiarazione Schuman, e applaudiremo al nuovo testo/manifesto europeista.