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MEIC: «Preoccupazione per le scelte di Trump, serve un’Europa più forte»

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Gli scenari aperti dai primi mesi della Presidenza Trump, tanto sul terreno delle relazioni internazionali, quanto sul piano degli assetti interni alla più grande democrazia del pianeta, non possono in alcun modo lasciarci indifferenti, come cittadini e come credenti. Nell’ambito delle relazioni internazionali, siamo ormai chiaramente in presenza di una profonda crisi della famiglia atlantica, culla della civiltà occidentale e liberaldemocratica: si è quantomeno incrinato l’asse tra Stati Uniti d’America ed Europa, intorno al quale dal secondo dopoguerra si è incardinata la nostra collocazione internazionale.

L’approccio ai rapporti internazionali del Presidente Trump, ostentatamente collocato nella logica dei rapporti di pura forza e del tutto indifferente alla stessa istanza che tali rapporti siano gestiti in base alla razionalità, alla giustizia ed al diritto, sembramanifestare un gigantesco arretramento del livello di civiltà fin qui faticosamente raggiunto dalla comunità degli Stati. È espressione di una simile logica la netta opzione per relazioni bilaterali e la forte opposizione nei confronti di tutte le forme di cooperazione internazionale, anche a livello sociale: basti ricordare l’uscita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la disdetta degli accordi sul riscaldamento globale, nonché la brusca sospensione brusca dei fondi Usaid, destinati al sostegno di soggetti deboli e di paesi in via di sviluppo.

Sul piano interno, sembra essersi avviato negli Stati Uniti d’America un autentico cambio di regime, che ne scuote dalle fondamenta identità e istituzioni caratteristiche dei sistemi liberaldemocratici: repressione del dissenso, radicale soppressione di settori dell’apparato pubblico e “bonifica” degli stessi da funzionari ed impiegati non rigorosamente allineati sulle posizioni presidenziali, ostracizzazione di alcune parole nel confronto pubblico, chiusura di alcuni filoni di ricerca scientifica per ragioni ideologiche, oscuramento dei dati raccolti dagli studiosi su alcuni temi ritenuti sensibili (per es., l’ambiente), deportazioni collettive di immigrati irregolari e respingimenti di richiedenti asilo.

Di fronte a tali fenomeni e all’avvio di tali processi, che si sono manifestati in concomitanza nell’arco di un breve lasso di tempo, non possiamo reagire da spettatori magari increduli ed allibiti, ma passivi, se non impotenti: il MEIC, fedele alla propria vocazione di associazione di credenti impegnati sul terreno culturale, si impegna ad operarne un’attenta lettura critica, ed a monitorarne gli sviluppi. Inoltre, ritiene fin da ora evidente che le rilevanti novità qui sinteticamente evocate richiedano di muovere con forza, senza indugi e senza alcuna ambiguità, nella direzione di una “Camaldoli europea”: e dunque di un’Unione europea che, al fine di procedere in fedeltà ai suoi valori fondanti, sappia riformare la sua organizzazione in senso federale, superando al più presto il criterio dell’unanimità nell’assunzione delle decisioni, ed elaborare una politica estera e di sicurezza comune, al servizio della pace e della giustizia nella comunità internazionale.

La Presidenza Nazionale del Meic