1. Home
  2. Gruppi
  3. Meic Reggio Calabria in dialogo sui Padri della Chiesa: «di fronte alla pace e alla guerra»
0

Meic Reggio Calabria in dialogo sui Padri della Chiesa: «di fronte alla pace e alla guerra»

0

«I cristiani dei primi secoli di fronte alla Pace e alla Guerra». E’ stato questo il tema dell’incontro promosso dal MEIC di Reggio Calabria – lo scorso 23 novembre – in collaborazione con Biblioteca Diocesana, ISSR, ISFPS e SAE. Un tema che, mentre richiama alla coscienza la tragica cronaca dei nostri giorni con i venti di guerra che soffiano in Europa e nel Mediterraneo e che dividono anche le religioni e i cristiani, ha voluto anche rispondere alle indicazioni dell’Arcivescovo p. Fortunato, che nella Lettera alla comunità Al passo di Gesù ha proposto di approfondire il tema della pace per “farci portatori di giustizia, di riconciliazione, di pace nei luoghi dove siamo chiamati a rendere ragione della speranza”.

Il relatore, prof. Fabio Ruggero – docente presso la Facoltà teologica di Bologna e collaboratore della rivista Il Regno, dove cura la rubrica sui Padri della Chiesa proponendo temi significativi per la Chiesa e gli uomini di oggi- ha presentato la complessità delle posizioni dei primi cristiani davanti alla pace e alla guerra, e quindi del loro rapporto col potere. Vivendo in un Impero violento e ostile, essi si sforzarono di comprendere il Vangelo in modo sempre più profondo rispetto alle necessità del tempo ed espressero atteggiamenti e visioni differenti, a seconda di precise situazioni, delle epoche, delle regioni dell’Impero e in rapporto all’evolversi della comprensione del loro situarsi nel mondo.

Da un lato, in un orizzonte escatologico, la netta affermazione dell’incompatibilità dell’essere cristiano col mestiere delle armi che risuona nelle parole del giovane Massimiliano: “Sono cristiano e non posso fare del male”; e negli scritti di Tertulliano per cui “fare il soldato non è confacente ai cristiani” per motivi etici e per evitare obblighi idolatrici. Dall’altro, nel passaggio dall’utopia escatologica all’esigenza di essere dentro la storia, la ricerca di uno spazio pubblico per incidere sulla società e farsi elemento di trasformazione; e quindi la presenza dei cristiani nelle strutture dell’Impero, anche nell’esercito, pur cercando di governare la violenza.

Fino all’insegnamento di Agostino, definito, a torto, teorico della “guerra giusta”. Anche se talvolta riconosce la guerra, a precise condizioni, come una necessità, egli esprime criteri per limitare le guerre, non per legittimarle, invitando il soldato ad agire con mitezza e mansuetudine; e ribadisce la superiorità etica della pace esortando a “uccidere la guerra con la parola, anziché gli uomini con la spada e procurare e mantenere la pace con la pace”. La ricerca della pace terrena, anche se relativizzata rispetto alla pace celeste, diventa il luogo della fattiva collaborazione con tutti gli uomini, dove mettere in gioco la responsabilità del cristiano di contribuire alla costruzione della città di Dio in terra.

La lettura dei testi dei Padri della Chiesa nel loro contesto storico e culturale e le indicazioni metodologiche hanno aiutato a farsi un’immagine meno semplificata e monolitica del passato, a superare la visione rigida della svolta costantiniana, a comprendere l’esigenza per il battezzato, ieri come oggi, di comporre la profezia con la concretezza per dare il proprio contributo e cooperare con tutti, assumendosi la responsabilità di discernere in coscienza, di volta in volta, la posizione più corretta da tenere. Nella consapevolezza del paradosso cristiano di essere nel mondo, ma non del mondo, pellegrini di speranza verso la patria celeste.

Gli interventi dei partecipanti hanno ampliato e arricchito la riflessione e confermato la significatività di questa iniziativa di conoscenza delle fonti del cristianesimo antico per nutrire la nostra fede e “per leggerle senza filtri ideologici o precomprensioni teoriche che non ne permettono una ricezione viva e stimolante”. Al fine di acquisire quella sensibilità storica che apre alla comprensione della complessità “senza la quale non è possibile la trasformazione del mondo presente”, come richiamato autorevolmente da papa Francesco nella recente Lettera sul rinnovamento dello studio della storia della chiesa.

articolo di Caterina Borrello