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In memoria di Enrico Berti, uomo di pensiero e fede

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di ROSETTA FRISON

Lo scorso 5 gennaio se n’è andato all’età di 86 anni Enrico Berti. La sua scomparsa ha avuto numerosi echi in ambienti accademici e nella stampa nazionale, con testimonianze concordi nel sottolineare la statura dell’uomo che ha saputo essere nella maniera più alta pensatore e docente, di inconfondibile signorilità sempre associata a disponibilità e gentilezza con chiunque e in ogni ambiente. Laureatosi presso l’Università di Padova con Marino Gentile, maestro la cui scuola fu illuminante anche per la personale scelta di fede, fu prestissimo docente dapprima presso l’Università di Perugia e poi a Padova, dove dal 1971 al 2009 tenne la cattedra di storia della filosofia. Chi ne ha delineato il profilo di studioso ha anche ricordato la pluralità di accademie e di istituzioni scientifiche di cui fu membro, di onorificenze e riconoscimenti ricevuti anche in campo internazionale, su cui qui si preferisce non soffermarsi. Perché è stato uomo schivo, che si è fatto apprezzare soprattutto per la lucidità del suo magistero, comunicato con una chiarezza rara in maestri di pensiero così alto.

“Ricordo quasi parola per parola i suoi corsi appassionanti, tenuti in un’aula magna gremita e insolitamente silenziosa. Fatta la tara ai miei entusiasmi giovanili, un magistero filosofico semplicemente straordinario”, testimonia Luigi Alici, che lo ebbe come docente all’Università di Perugia. E che continua Ricordando come in Berti “la profonda conoscenza di Aristotele non si chiudeva in una sterile aridità filologica, ma era in grado di attivare una interlocuzione cordiale e intelligente con il pensiero moderno e contemporaneo, riproponendo le altezze della metafisica antica in una forma essenzializzata e attuale”.

Ma non solo i luoghi accademici lo videro comunicare e dibattere e confrontarsi. Fu anche uomo che visse la sua fede condividendo il cammino della Chiesa del post-Concilio, offrendo più volte il suo contributo alla elaborazione di una mediazione storica in momenti cruciali, talora di confusione e di smarrimento. Dopo gli anni ’70, segnati anche in ambiente universitario dalle tensioni ideologiche che spesso sfociarono in atti terroristici (e lo stesso Berti a Padova ne fu oggetto), il cammino ecclesiale dagli anni ’80 in Italia passò attraverso alcuni grandi appuntamenti di riflessione collettiva. Berti non si sottrasse dal portare il suo contributo al convegno di Loreto della Chiesa italiana nel 1985 e a quello di Aquileia per il Triveneto nel 1990. La sua appartenenza ecclesiale l’aveva portato a scegliere di condividere la vita del Movimento Laureati, contribuendo alla riflessione che lo trasformò in Movimento ecclesiale di impegno culturale e offrendo per molti anni la sua collaborazione alla rivista Coscienza e ai dibattiti sul cammino del ruolo dei cattolici e della politica nel paese. Attivo fino agli ultimi giorni, piace chiudere con alcune sue parole:

“Il laico cristiano si comporta come tutti gli altri, facendo valere gli argomenti di cui si servono gli altri, e, se si dimostra competente nell’uso di tali argomenti, si guadagna la stima degli altri ed è più ascoltato quando comunica qualcosa di diverso, di proprio, che gli altri ancora non possiedono. In ogni caso, qualunque sia l’accoglienza che sarà fatta alla sua comunicazione, avrà sempre fatto il proprio dovere di “ripartire dagli ultimi”, cioè avrà esercitato concretamente la solidarietà nei confronti degli uomini, avrà mostrato di saper apprezzare e valorizzare lo specifico valore umano, il quale è pur sempre, almeno per quanto ne sappiamo, l’aspetto di maggior pregio della creazione”.

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