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Addio a Alvise Cherubini

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Già presidente del Meic di Jesi, Alvise Cherubini è scomparso il 4 agosto scorso a 91 anni. Da giovane fu delegato nazionale degli studenti della Giac e si impegnò anche nella Fuci. Ne pubblichiamo un ricordo vergato da Italo De Curtis.

Il 4 agosto scorso, all’età di 91 anni, ha concluso la vita terrena Alvise Cherubini, esemplare figura di studioso, di professionista, di uomo di fede autentica.
Nella Chiesa, nell’Azione cattolica, nella Società civile Cherubini ha sempre offerto l’immagine di una profonda spiritualità, cioè di una coerenza integrale tra fede e vita che ha segnato ogni momento della sua esistenza, ogni aspetto di una molteplice ricca testimonianza di generosa disponibilità e di riflessione intellettuale. Da giovane fu nella GIAC Delegato centrale studenti e poi, stabilitosi nella sua città natale a Jesi nelle Marche, è stato presidente del circolo locale della FUCI e successivamente del MEIC distinguendosi, ben oltre l’ambito cittadino, per la singolare capacità di ascolto, di dialogo, soprattutto di suscitazione culturale.
Le sue particolari doti umane si sono evidenziate nell’esercizio della professione medica che Alvise Cherubini ha svolto per tanti anni con dedizione, competenza e spirito di sacrificio. Ma la riconoscenza di tanti era e resta innanzi tutto legata a quell’atteggiamento di premurosa e affettuosa vicinanza al malato, al calore umano, alla presenza partecipe che ha rappresentato per tutti i suoi pazienti il dono più prezioso.
Alvise amava intensamente la sua terra, le Marche. Come pochi, riusciva a comunicare l’affresco riposante e suggestivo delle colline marchigiane, dei borghi, della campagna, del mare Adriatico, ma soprattutto lo svolgersi della storia marchigiana specie nell’età medievale che egli indagò a fondo, ricercando le tracce di abbazie, di pievi, ricostruendo l’intreccio tra comunità monastiche e insediamenti abitativi, tra esperienze religiose e dinamiche sociali. Ne sono testimonianza le sue accurate ricerche, svolte con scrupolo rigoroso e con passione, le sue pubblicazioni che ne hanno sottolineato un ruolo rilevante nell’ambito degli studi di storia religiosa e civile della sua regione.
Lascia una famiglia particolarmente numerosa – la moglie, undici figli, ventidue nipoti – si può dire modellata dal suo esempio, da un tratto di marito, di padre, di nonno che ne ha accompagnato e arricchito l’intima coesione di affetti e di vita.
Erano, i suoi stretti congiunti, tutti a salutarlo nei banchi della chiesa parrocchiale Regina della Pace. E durante quel rito per i suoi funerali, officiato dal Vescovo, con tanti sacerdoti concelebranti, con la commossa partecipazione di una folla di amici, si avvertiva la vibrazione e il segno di una esistenza mirabilmente compiuta, espressione di un cristianesimo davvero luminoso.

Italo De Curtis

  • Un’intervista a Alvise Cherubini in occasione del centenario del MSAC