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Potenza. Il 13 gennaio l’incontro sulle aree interne

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Il tema delle aree interne, soprattutto quelle del mezzogiorno del Paese, è di estrema attualità per la sua problematicità, ma anche per le sue potenzialità. Aree che da un lato scontano una significativa distanza dai servizi essenziali, quali istruzione, salute e mobilità, dall’altro sono ricche di risorse ambientali e culturali.

Lo spopolamento e la marginalizzazione costituiscono fattori destabilizzanti che richiedono una visione politica rinnovata e azioni positive che prescindano da un approccio meramente quantitativo ed efficientistico, ma sappiano generare valore e diano speranza agli uomini e alle donne che in quei luoghi vivono.

A questi temi è dedicato l’incontro del gruppo Meic di Potenza del prossimo 13 gennaio che, a partire dalla lettera inviata al Governo e al Parlamento dai Vescovi delle aree interne, vuole promuovere una riflessione che ponga al centro l’uomo e il suo essere valore. All’incontro parteciperà il Direttore Generale della SVIMEZ Luca Bianchi, che offrirà utili spunti a partire dal rapporto SVIMEZ 2025, ed esponenti del mondo produttivo e delle istituzioni.

*** AGGIORNAMENTO *** Di seguito un breve resoconto dell’incontro

Nel giro di 25 anni il Sud perderà 3 milioni e mezzo di abitanti, e la Basilicata non arriverà a contare  più di 410 mila residenti. Al 2035, cioè fra meno di 10 anni la popolazione meridionale da zero a 18 anni scenderà del 22 per cento mentre la Basilicata registrerà il 30%  in meno di bambini fino da zero a 10 anni. Queste alcune delle previsioni che il Direttore generale della SVIMEZ Luca Bianchi (collegato da remoto) ha condiviso con il Gruppo diocesano MEIC  (il Movimento culturale di Azione Cattolica) riunito, martedì scorso, nel seminario di Potenza per riflettere insieme sul tema dello spopolamento delle aree interne che ormai ha assunto i caratteri dell’emergenza. E tutto questo – ha precisato Bianchi- malgrado negli ultimi due anni,  grazie soprattutto al PNNR e bonus casa, nonché svariate misure il Mezzogiorno  sia cresciuto in termini di PIL addirittura più del centro-nord. Ma il paradosso di un Sud che cresce ma non frena l’emigrazione giovanile e qualificata, è solo apparente, perché la nuova occupazione – ha precisato l’economista  SVIMEZ –  ha riguardato per lo più il turismo e le costruzioni, cioè lavori stagionali e precari, di basso valore aggiunto, e “non incrocia l’ingente investimento in formazione delle famiglie meridionali sui figli mantenuti fuori per anni nelle università”. Sottolineando infatti come oggi  “non si emigra più solo perché in cerca di lavoro, ma perché in cerca di sbocchi che il Sud non offre in termini di valorizzazione delle competenze acquisite”.

Tuttavia il destino delle aree interne non è già scritto e segnato, ha precisato ; lo spopolamento delle aree interne “richiede un’ampia visione per riorientare le politiche pubbliche in termini soprattutto di investimenti sociali” e di incremento dei servizi: sanità, medicina territoriale, istruzione (tempo prolungato, mense, palestre), trasporti e collegamenti: tutti settori che caratterizzano la qualità della vita e che oggi ancora determinano in varie parti del Mezzogiorno una percezione ed un vissuto di cittadinanza dimezzata (“divario di cittadinanza”). Insomma si tratta di rompere meccanismi consolidati, a cominciare dalla riforma della politica di Coesione, e sfruttando le strategie messe in campo: dal modello di” Zes unica” all’intelligente utilizzo delle fonti di energia vecchie e nuove.