Il presidente del Meic D’Andrea all’incontro sulla Nuova Camaldoli Europea
È intervenuto anche Luigi D’Andrea, presidente nazionale del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (MEIC), al webinar sulla “Nuova Camaldoli europea”, che si è tenuto lo scorso 5 aprile con oltre 55 persone collegate, tutte esponenti a vario titolo di associazioni, enti e realtà ecclesiastiche.
La presenza del professor D’Andrea non è stata solo istituzionale, ma profondamente partecipata, in linea con l’impegno del MEIC a coniugare fede e responsabilità civile, e a rinnovare l’impegno degli intellettuali cattolici nella costruzione del bene comune. Il presidente ha richiamato la portata storica e profetica del Codice di Camaldoli del 1943, sottolineando l’urgenza di una nuova stagione di riflessione e proposta per l’Europa di oggi, attraversata da crisi economiche, tensioni sociali e profonde trasformazioni culturali.
«C’è bisogno – ha detto D’Andrea – di riscoprire il valore della mediazione culturale e della formazione del pensiero. Il Codice di Camaldoli nacque in un tempo di oscurità eppure seppe indicare vie di speranza. Oggi siamo chiamati a fare altrettanto, mettendo al centro la persona, la comunità, la pace».
Il Meic, dunque, con la presenza del presidente nazionale, si è confermato come associazione in prima linea a essere un ponte tra memoria e futuro, tra riflessione intellettuale e impegno concreto. Il contributo del presidente D’Andrea ha inoltre testimoniato l’intenzione del Movimento di essere attore attivo di questa nuova stagione europea, fedele alla propria vocazione di promozione culturale e discernimento critico, ma sempre con uno sguardo aperto alla storia e alle sue svolte decisive.
L’iniziativa, sostenuta e promossa dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, mira a elaborare un nuovo manifesto europeo ispirato ai principi del Codice del ’43, aggiornati alle sfide contemporanee. L’obiettivo: rilanciare un’idea di Europa che sia davvero comunità di popoli e valori, capace di unire giustizia sociale, solidarietà e democrazia partecipata.
All’incontro, appunto, hanno partecipato rappresentanti di associazioni cattoliche, intellettuali, studiosi, giovani e realtà ecclesiali di tutta Europa. Tra le proposte emerse, la necessità di una nuova grammatica politica e culturale che restituisca all’Europa un’anima, una direzione e un senso condiviso del futuro.

