Giovani e Spiritualità. Il primo incontro dei Giovani Meic
Giovani e spiritualità: una domanda ed un confronto sui cui i giovani dell’Equipe nazionale Meic coordinata da Allegra Tonnarini (già Presidente nazionale Fuci) stanno dedicando la loro attenzione ed i loro studi in piena sinergia con l’attuale triennio in corso e parallelamente alle attività dei loro rispettivi gruppi.
Un percorso ed un filo rosso che interesserà vari ambiti del vivere giovanile, dal contesto universitario a quello civile a quello lavorativo e, non per ultimo, a quello spirituale. Come è avvenuto lo scorso anno nei lavori delle Commissioni di studio per gli Stati Generali della Fuci (Camaldoli 2023), anche per questo percorso i giovani Meic hanno coinvolto e coinvolgeranno per i prossimi appuntamenti eminenti personalità del mondo accademico, di studio e diversi esperti dei settori che saranno oggetto di approfondimento.
Il primo appuntamento di questa ricerca ha avuto luogo lo scorso 7 marzo in via telematica. Ospite è stato il professor Franco Garelli, Professore di Sociologia dei processi culturali e Sociologia delle religioni presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino. Oggetto assiduo dei suoi studi, lo stile di vita giovanile e il cambiamento delle confessioni religiose storiche, ma ancora le forme di religiosità e i gruppi spirituali emergenti. La conversazione con il professore ha coinvolto i giovani partecipanti, ognuno con una domanda diversa ed incentrata su un aspetto specifico sulla spiritualità giovanile.
«Rispetto al rapporto tra spiritualità ed impegno sociale politico, in che misura una spiritualità concepita prevalentemente in senso individualistico da parte dei giovani possa incidere sulle dinamiche sociali politiche», ha dichiarato Antonio Arena.
Lo stesso professor Garelli, invece, ha affermato che «una spiritualità cristiana ben intesa apre necessariamente alla responsabilità e, quindi, al farsi carico del tempo in cui si vive. C’è tutto un campo pre-politico, c’è un campo di testimonianza, di impegno dentro le istituzioni, là dove i soggetti vivono, che non può che portare un frutto di questo tipo. Un impegno nella città terrena con uno sguardo più ampio, per lavorare per la giustizia. Oggi si parla molto di spiritualitàgiovanile, ma non la si definisce o la si definisce pochissimo. Occorre uscire dagli stereotipi, fuggire facili etichette, che colgono sommariamente alcuni caratteri della spiritualità odierna, ma che non rendono ragione di che cosa i giovani realmente vivono».
Tra gli altri giovani a intervenire e a porre domande:
Stefano Pignataro, che si è domandato «quale riflessione possiamo fare oggi sul rischio di svilizzazione del senso del sacro e del concetto di spiritualità con l’avvento dei nuovi strumenti dei social media che, se usati male (se usati bene sono ottimo strumento, anche di pastorale) possono portare ad spiritualità personale depauperata?».
Niccolò Bonetti: «Cosa dire inoltre della mancanza della famiglia come guida nella trasmissione della fede in senso tradizionale e della difficoltà, in una società secolarizzata, di trasmettere concetti e dogmi storici del cristianesimo. Quali sono gli aspetti del cristianesimo oggi più indigesti e difficili da comprendere per i giovani?».
Marco Tarallo: «Per parlare di spiritualità occorre tenere presente il contesto storico di riferimento. La fede che i giovani vivono, spesso aleatoria e non irrigimentata, rispecchia forse lecaratteristiche socio-economiche della società contemporanea, attraversata da elementi di precarietà e incertezza?».
Dunque il professor Garelli ha risposto che «l’anelito spirituale che ciascun credente o non credente sente muove da alcune domande di fondo: il bisogno capire e vivere momenti fecondi della vita quotidiana, di trovare dei punti di riferimento nelle proprie ricerche di senso, di andare più in profondità sulle cose, avvertire il senso del mistero della vita e quello della comunità e del vivere insieme, ma ancora avvertire il senso del limite, della limitatezza umana, con tutto quello che di positivo questo può sprigionare. La spiritualità, certamente, si nutre poi del senso del sacro, del senso del mistero, di un modo di impostare la vita che è particolare, legata alla propria tradizione religiosa. Nella nostra storia contemporanea e in ragione la secolarizzazione, una parte della società ha fatto delle scelte ateo-agnostiche, un’altra è rimasta frastornata e disorientata e i credenti più convinti, pur con le loro ambivalenze, sono oggi una minoranza. In questa minoranza rientra anche l’associazionismo cattolico cristiano. Se queste realtà, anche se affaticate e un po’ zoppicanti, persistono, è perché i giovani che le frequentano sanno di poterci trovare dei rapporti positivi e delle esperienze umane spiritualmente valide. Poi è vero che rispetto alla cristianità del passato, oggi viviamo in un contesto plurale e di forte autonomia in cui alla chiesa è richiesta un’opera di purificazione, più che di attenzione all’aspetto della religiosità. I giovani oggi spesso vivono in una condizione di dissonanza cognitiva rispetto alla società e al mondo che abitano, non rispecchiandosi e non riconoscendo i valori proposti e forse vi è una possibilità di inserirsi in termini propositivi facendo leva su questa inquietudine».
E ancora, Teresa Balduzzi: «Un suggerimento di metodo: in che direzione andare? Seguire questa spiritualità trasversale e senza etichette oguardare ad una religiosità omogenea e codificata?»
La risposta di Garelli è stata: «viviamo in una società ormai dove c’è la esculturazione del cristianesimo. Weber ha proposto un’acuta distinzione tra i virtuosi della regione e le masse credenti e la condizione di chi vive del gruppo di virtuosi della regione rispetto alla grande maggioranza della popolazione che ha nei confronti del discorso religioso un’attenzione più rarefatta e singolare è necessariamente da tenere presente. Sappiamo che oggi esistono diverse categorie di persone sensibili al fatto di fare un cammino insieme ad altri, anche riscoprendo il valore della comunità, vivendo una fede più ragionevole, che in qualche modo richiede di affrontare alcune questioni che oggi sono importanti per la coscienza moderna. Altri ritengono che sia un po’ superfluo ma non necessariamente per indifferenza, bensì perché accettano la modernità per quella che è, senza riflettere sulle questioni ultime e penultime. Queste persone scelgono la strada della sottrazione di peso di Calvino, che se dà un lato può portare a non dare il giusto valore alle cose, però è anche un invito a togliere incrostazioni, per fare emergere invece l’anima e le cose originali. Qui c’è un grande spazio di possibilità di ricerca di senso, di costruzione di una proposta evangelica che si apre all’iniziativa delle persone e dei giovani di buona volontà».
Articolo a cura di Stefano Pignataro
