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“Più faremo comunione, più metteremo in circolo le idee”

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di don Giovanni Soligo
assistente nazionale del Meic

Un caro saluto a tutti, il mio primo pensiero desidero rivolgerlo al mio predecessore, don Innocenzo, al quale va il mio ringraziamento per il lavoro svolto e l’augurio per la sua salute.

Ho accolto con grande sorpresa ma insieme anche con gioia la nomina ad assistente del Meic. La vedo per me come una grande opportunità di conoscenza, di arricchimento e di crescita. Vengo da una storia diversa. Sono entrato in seminario dopo una lunga esperienza di lavoro, ordinato prete nel 1990. Dopo 9 anni di esperienza in parrocchia, per 11 anni ho diretto l’ufficio amministrativo e l’economato della mia diocesi di origine, Treviso, quindi sono stato chiamato a Roma come presidente dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero, incarico che ho svolto per due mandati, cioè 10 anni. Qui ho potuto conoscere più da vicino, seppure da una particolare prospettiva, la realtà della Chiesa italiana e soprattutto delle Chiese locali, realtà molto varia e ricca insieme che mostra una grande vitalità. Ora mi è stato chiesto questo nuovo servizio; l’ho accolto in spirito di obbedienza ma insieme anche con fiducia. Sono contento di iniziare un nuovo cammino con questo organismo nazionale, aperto a quanto potrò ricevere ma anche nella consapevolezza che posso offrire il mio contributo di prete.

Sono felice di incontrare e conoscere ciascuno di voi che siete stati scelti dagli aderenti e dunque portate con voi un credito di fiducia e di stima da parte loro.

Il nostro lavoro di riflessione, di approfondimento, di discernimento è chiamato a dare un contributo, alla Chiesa italiana e al Paese, specialmente sui temi della sinodalità, della democrazia, della coesione sociale, dell’immigrazione, della pace, come ha raccomandato Papa Francesco nell’udienza concessa al Movimento il 20 giugno scorso. In particolare, il Papa ci chiede di riscoprire il laicato come vocazione e ci invita a trovare nuove forme di presenza e di partecipazione nella Chiesa e nella società civile, soprattutto delle donne.

Vogliamo vivere questo impegno in comunione, pienamente inseriti e a servizio della Chiesa che è in Italia. In un clima di, ascolto, fiducia, condivisione di fede che sono le caratteristiche che ci aiutano a crescere nell’unità (di cui, specie in questo periodo di cambiamento, come quello che stiamo vivendo, abbiamo tanto bisogno).

Quanto più riusciremo a fare esperienza di comunione tanto più cresceranno e si metteranno in circolo quelle idee (virtù) che ci aiuteranno a maturare uno sguardo e un discernimento sulle nostre forme di vita e sulle sfide che ci troviamo davanti.

Buon cammino insieme.

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